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Pierre-Auguste Renoir

Nascita: 25 febbraio 1841 a Limoges, Francia

Morte: 3 dicembre 1919 a Cagnes-sur-Mer, Francia

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Pierre-Auguste Renoir, pittore, scultore e incisore, è una delle grandi personalità nel firmamento degli artisti francesi, uno dei più grandi pittori che il mondo abbia mai visto. Nel corso della sua vita ha sperimentato nuovi stili per arrivare all’apice della raffinatezza artistica e non stupisce che sia considerato un grande genio dai pittori delle generazioni successive.

Rappresentare la bellezza, sorprendere con luce e colore, ritrarre la vita della propria epoca con un delicato realismo, sono elementi chiave della filosofia pittorica di Pierre-Auguste Renoir, che ne fanno ancora oggi uno dei pittori più amati dal pubblico.

Artista instancabile, Renoir, dipinse oltre cinquemila opere in tutta la sua carriera nonostante un’artrite reumatoide lo colpì a soli 50 anni. I suoi dipinti sono ospitati in alcuni dei musei più famosi al mondo e collezionisti privati ​​pagano decine di milioni di dollari per entrare in possesso delle sue opere più famose da aggiungere alla loro collezione.

I capolavori di Renoir sono oggetto di studio da parte degli allievi nelle accademie d’arte di tutto il mondo al fine di impartire una conoscenza più approfondita ai pittori emergenti. Renoir, figura portante del movimento impressionista, è il pittore che voleva catturare la vita nei suoi momenti di felicità e serenità immortalando sulle tele la gioia di vivere.

Biografia

Renoir da giovane

Pierre Auguste Renoir nacque a Limoges, storico centro della produzione di porcellana francese, nel 1841, da Léonard Renoir e Marguerite Merlet entrambi sarti. Nei primi anni di scuola dimostrò una voce talentuosa tanto che il compositore Charles Gounod si offrì di dargli lezioni di canto.

Il piccolo Pierre-Auguste ha mostrato da subito il suo talento come artista perché amava giocare con i gessetti colorati del padre ritraendo gli animali in casa e disegnando i i volti dei famigliari.

I suoi genitori, nonostante le pressioni di Gounod, hanno riconosciuto le sue innate qualità motivo per cui suo il padre lo portò a lavorare come apprendista in una fabbrica di porcellana nel 1854. Il lavoro di Renoir comprendeva la pittura di fiori, scene pastorali e persino il ritratto di Maria Antonietta su tazze, vasi e piatti.

La sua mano ferma e un talento per gli effetti decorativi gli valsero le lodi dei suoi datori di lavoro che lo portarono all’attenzione di una clientela in crescita, tra cui un certo numero di ricchi mecenati per i quali dipingeva arazzi e decorazioni per ventagli e altri oggetti di lusso. Questi primi successi alimentarono il suo desiderio di lasciare la fabbrica e dedicarsi alla pittura luminosa per la quale sarebbe diventato famoso.

La formazione

Nel 1862, Pierre-Auguste Renoir decise di imparare a dipingere e si iscrisse ai corsi serali dell’Ecole des Beaux-Arts. Contemporaneamente, ha anche lavorato come apprendista presso lo suo studio dell’artista svizzero Charles Gleyre.

Nell’atelier di Gleyre, oltre a impratichirsi nel disegno e nella pittura dal vero, Renoir conosce Claude Monet, Alfred Sisley e Frédéric Bazille, tre dei futuri colleghi impressionisti con i quali ebbe un intenso rapporto prolungato negli anni.

Durante il loro tirocinio, Renoir e i suoi nuovi amici si avventurarono nella pittoresca foresta di Fontainebleau per raffigurarne i paesaggi e i bucolici scenari. Qui Renoir incontrò il pittore Narcisse Diaz. I due strinsero un’amicizia, forse basata sul fatto che entrambi avevano imparato a dipingere la porcellana.

Diaz ha incoraggiato Renoir ad alleggerire la sua tavolozza e gli ha fornito pennelli e colori gratuitamnete. Fontainebleau divenne uno dei luoghi di pittura preferiti di Renoir che visitò spesso, grazie in parte al suo amico Jules Le Coeur, un ammiratore della sua arte che possedeva una casa al confine meridionale della foresta.

Le prime influenze

Le prime influenze Pierre-Auguste Renoir li ebbe appena iniziò a fare frequenti viaggi a Parigi per visitare il Louvre e studiare il lavoro dei maestri rococò francesi Jean-Antoine Watteau, Jean-Honoré Fragonard e il pittore romantico Eugène Delacroix.

Sebbene Delacroix e i pittori rococò lavorassero a decenni di distanza, Renoir ha avvertito forti affinità nella loro amalgamazione morbida e libera dei pigmenti, che esibiva singole pennellate a fronte di una tavolozza di colore dinamico piuttosto che la chiarezza classica di una composizione assemblata con cura.

Determinanti furono i paesaggisti della cosiddetta “Scuola di BarbizonThéodore Rousseau, Camille Corot e Charles-François Daubigny i capofila della scuola, il cui proposito era dipingere in maniera più libera, osservando la natura dal vivo.

En plein air: Renoir e la nuova pittura

Renoir, pittore moderno, avvertiva l’esigenza di uscire dall’atelier per potersi dedicare alla nuova pittura en plein air per abbracciare la vita, descrivere lo spettacolo della realtà e dell’esistenza contemporanea. Con il suo amico Monet si sforzarono ostinatamente di produrre dipinti realizzati dal vero ispirati dalla natura e soffusi di luce.

Dipingere la luce e l’acqua per entrambi gli artisti fu l’interesse principale, scoprire che il colore di un oggetto muta secondo la l’angolazione in cui è visto, dai riflessi di altri oggetti e dal contrasto con i colori circostanti.

Con piccoli tratti multicolori, Pierre-Auguste Renoir ha evocato la vibrazione dell’atmosfera, l’effetto scintillante del fogliame e soprattutto la luminosità della pelle di una giovane donna all’aperto.

Di conseguenza, le sue opere hanno rivelato un aspetto di freschezza che per molti versi si discostava dalla tecnica della pittura dei Maestri antichi. La nuova arte mostrava luce e colore brillanti invece dei solenni marroni e neri dei dipinti di epoca precedente. Fu questo il momento chiave nello sviluppo dell’impressionismo.

Una nuova generazione di artisti tentava di tradurre con freschezza sulle tele una prima impressione, assetati com’erano di fama e di diffondere un linguaggio artistico nuovo, ancorato alla vita moderna, rinnovando soggetti e temi tradizionali tramite uno stile immediato e scevro da rifiniture accademiche.

Pierre-Auguste Renoir e l’Impressionismo

Irrompendo sulla scena francese, l’impressionismo conquistò notorietà con la prima esposizione del 1874, tenuta indipendentemente dal Salon ufficiale. Da quell’evento trascorsero 10 anni perché il movimento acquisisse il suo linguaggio definitivo, la sua concezione svincolata da stilemi e il suo carattere istintivo. Quell’anno ha dato i natali al movimento che in seguito ha generato l’arte moderna.

Alcuni giovani pittori, già nella seconda metà del XIX secolo, stavano iniziando una rivoluzione nella pittura francese ribellandosi alle tradizioni per cercare direttamente loro ispirazione nella natura e nella società contemporanea di cui facevano parte.

Si avvertiva che il momento era maturo per la nascita di un nuovo linguaggio pittorico. Gli artisti sperimentarono uno stile di pittura radicale che utilizzava brevi tocchi di pennello e campiture di colore per effigiare la qualità cangiante della luce attraverso le nuove gamme della tavolozza.

Nel 1869 Renoir e Monet lavorarono insieme a La Grenouillère, uno stabilimento di bagni sulla Senna, e qui amavano dipingere dal vivo immersi nella natura in modo da cogliere le varie sfumature della luce dall’alba al tramonto.

Fu qui che entrambi gli artisti iniziarono a usare ampie pennellate per catturare scene istantanee con una sensazione di spigliatezza simile a uno schizzo, catturando abilmente il movimento naturale dell’acqua e l’effetto riflettente sulla luce solare.

La nuova corrente artistica

Queste caratteristiche, tra le altre, segnarono l’inizio della nuova corrente artistica dell’impressionismo di cui Renoir è stato uno dei fondatori. L’arte di Renoir trasmette il piacere per le cose di tutti i giorni, il vivere con gli amici il pieno godimento della vita, nonostante le molte difficoltà economiche che ha affrontato e superato.

Il suo passionale e focoso alfabeto pittorico ha composto i più celebri dipinti dell’Impressionismo che sono fra i più riprodotti nei testi di storia dell’arte. Gli impressionisti lavorarono spontaneamente per catturare gli effetti fugaci della luce usando pigmenti luminosi, grandi pennellate e un impasto denso.

La guerra franco-prussiana

Nel 1870, l’imperatore Napoleone III, a seguito di una serie di calcoli politici, dichiarò la tumultuosa guerra franco-prussiana che interruppe i piani di Renoir perché chiamato alle armi nell’esercito francese.

Renoir fu arruolato e assegnato a un’unità di cavalleria nel sud della Francia, non partecipò a nessun combattimento a causa di una dissenteria. Per certi versi fu fortunato perché Bazille fu ucciso in una battaglia e Manet difese Parigi durante l’assedio di 131 giorni.

Pierre-Auguste Renoir tornò a Parigi nel giugno 1871, insieme al resto degli impressionisti. Monet invece si trasferì a Londra con la sua nuova moglie e il suo bambino, e questo soggiorno a Londra fu importante per il movimento impressionista: fu qui che conobbe Paul Durand-Ruel, un mercante d’arte con gallerie a Londra e Parigi, che divenne il più importante sostenitore degli impressionisti.

E, non appena Monet gli ha presentato Renoir, Durand-Ruel ha acquistato due opere di Renoir: una natura morta di fiori e un dipinto di un ponte parigino, per un totale di 600 franchi.

I rifiuti del Salon

Purtroppo le ricerche degli impressionisti portarono a molte delusioni: i rifiuti del Salon erano di gran lunga superiori alle tele accettate, dovute in gran parte alla qualità “incompiuta” assunta dai nuovi quadri. I loro dipinti, così divergenti dalle formule tradizionali, furono respinti dalle giurie del Salon nel 1873 ed erano estremamente difficili da vendere.

Monet, Renoir, Pissarro e altri pittori, stanchi e delusi, decisero di fondare la Società anonima di pittori, scultori e incisori che mirava a consentire agli impressionisti di esporre liberamente in una mostra indipendente le loro opere, libera dai vincoli estetici del Salon e del suo sistema di giuria.

Furono organizzate otto mostre impressioniste dal 1874 al 1886. Renoir partecipa numerose volte e il suo genio verrà poi dispiegato in realizzazioni a volte molto ambiziose e poco percepite dal pubblico come il “Balllo al Moulin de la Galette” (1876), una composizione che colloca la scena impressionista al massimo livello. Il celebre dipinto di Renoir che ritrae un’immagine iconica della Belle Époque è stata venduta nel 2015 per «appena» 143,9 milioni di dollari.

Anche se Pierre-Auguste Renoir vendette poche opere come risultato della mostra del 1874, quell’evento lo portò all’attenzione del collezionista Victor Chocquet, di cui avrebbe dipinto il ritratto e che sarebbe diventato una sorta di mecenate durante questo periodo.

Nonostante le continue valutazioni negative, alcuni degli impressionisti si stavano facendo conoscere, tanto tra i critici d’arte quanto tra il pubblico. Renoir, a causa della preferenza per la figura umana, si distingueva tra gli altri, che erano più interessati al paesaggio.

Ottenne così diversi ordini e fu introdotto, grazie all’editore Georges Charpentier, ammiratore dei suoi dipinti, nel cenacolo della moglie, frequentato dalla cerchia letteraria d’avanguardia della città: Flaubert, Guy de Maupassant, Turgenjev e Victor Hugo. Dalla società della classe medio-alta ottenne commissioni per ritratti, in particolare di donne e bambini, che gli permisero di superare la sua continua mancanza di denaro.

Il successo al Salon (1878-80)

Nel 1878 Renoir ha avuto un’opera accettata al Salon “La tazza di cioccolato“, che non ha attirato molte recensioni positive. L’anno successivo, ha lasciato molto di più un segno perché il suo dipinto, “Madame Georges Charpentier e i suoi figli” ha avuto molto successo considerata la posizione sociale della ricca famigli di Madame Charpentier, moglie dell’editore.

Dopo il Salon di quell’anno, il miglioramento dello status economico di Renoir come noto ritrattista è stato assicurato da una fornitura regolare di commissioni redditizie.

Nell’ultima presenza al Salon del 1880 Renoir espone “Il pranzo dei canottieri” (1880-1881), una delle opere più famose di Renoir. Una terrazza all’aperto per dipingere questo ritrovo di persone che si divertono in una domenica pomeriggio. I modelli includono la moglie Aline in basso a sinistra e pittori impressionisti come Mary Cassatt e Gustave Caillebotte.

Pierre-Auguste Renoir e le donne

La principale fonte di ispirazione per Renoir sono state le donne, eterne muse di seduzione e incarnazioni viventi di arte e bellezza. Nel 1865, Le Coeur presentò Renoir alla diciassettenne Liza Tréhot, che divenne per diversi anni l’amante e la modella preferita di Renoir.

La Tréhot posò per molti ritratti, di cui due nel 1867, “Diana cacciatrice“, che la ritraeva come una dea greca in stile rococò, e “Lisa con l’ombrellone“, un ritratto a figura intera che fu accolto favorevolmente al Salon francese del 1868.

Renoir dalla sua giovane amante avrà due figli, Pierre e Jeanne Tréhot che non riconoscerà mai, ma li aiuterà sempre finanziariamente, nel più grande segreto. La relazione con Liza terminò nel 1872.

Aline Charigot

Dopo il lungo rapporto con la sua modella Liza, nel 1880 incontrò una giovane modista, Aline Charigot, che lavorava non lontano dal suo laboratorio. Ha vent’anni, poserà per lui in molti quadri. Si sposeranno nel 1890, e avranno tre figli, Pierre (attore), Jean (il regista) e Claude (produttore cinematografico).

Aline poserà per la prima volta in: “Rematori a Chatou“. Molti critici non hanno sbagliato nell’etichettare Renoir come il grande pittore di donne tra i suoi contemporanei: “È il vero pittore di giovani donne, il fiore della cui pelle, carne vellutata, occhi luminosi di madreperla , ed elegante raffinatezza, rende con allegria solare “, scrisse Joris-Karl Huysmans, poeta e critico d’arte francese, visitando la mostra impressionista del 1882.

Il lavoro di questi anni è davvero notevole: una gloriosa esplosione di figure nude, belle ragazze e paesaggi lussureggianti come “Lezione di musica” (1891), “Giovane ragazza che legge” (1892) e “La dormiente” (1897).

La donna Renoir

Da quel momento in poi, Renoir fu consacrato come il pittore della carne e del nudo femminile. Nel 1910 un altro critico d’arte Arsène Alexandre descrisse Renoir come “il maestro supremo, il più grande pittore di nudi del nostro tempo”. In questo contesto di incensamento, poiché le figure femminili di Renoir esprimevano i dettami di una ben delineata forma fisica, nasceva la “Donna Renoir”, riconoscibile da tutti.

Un nuovo tipo femminile che contribuì alla creazione del mito della Parigina moderna che affascinava tanto i contemporanei; la “donna francese vivente” celebrata dal critico e romanziere Edmond Duranty.

Marcel Proust, nel suo capolavoro “Alla ricerca del tempo perduto (I Guermantes)” scrisse: Alcune donne camminano per strada, diverse da quelle del passato perché sono Renoir, quelle Renoir che prima ci rifiutavamo di vedere come donne.

Il Bel Paese

Alla fine del 1881 e all’inizio del 1882, Renoir Renoir si recò per la prima volta in Italia, il Bel Paese, con la sua donna, Alice Charigot, per studiare, seguendo le orme di Ingres i maestri del Rinascimento. Un viaggio reso possibile da un accordo finanziario che aveva stretto con il mercante Paul Durand-Ruel.

Durante questo soggiorno, maturò l’idea che all’impressionismo mancassero le basi strutturali che avevano prodotto la grande arte dei maestri del Rinascimento come Raffaello.

Questo viaggio, quindi, fu una motivazione per Renoir ad allontanarsi dalla qualità libera e occasionale dell’impressionismo per orientarsi verso idee più classiche di disegno, composizione e modellazione.

In poco più di due mesi resta ammirato scoprendo le città ricche di capolavori artistici come Venezia, Firenze, Roma, Napoli, realizzando in questi luoghi alcuni paesaggi “Piazza San Marco a Venezia” e “Il Golfo di Napoli e il Vesuvio” oggi al Metropolitan Museum of Arts a New York. Visitò e fu abbagliato dalle prospettive e dai colori allorché in Vaticano vide le “Stanze di Raffaello“; ammirò molto Tiziano e gli affreschi di Pompei.

Restaurò anche “Il battesimo di Cristo nel fiume Giordano” e “La Samaritana al pozzo di Sicar” affreschi della chiesa madre di Capistrano in Calabria. “Rifeci gli affreschi con polveri avute dai muratori”. (il figlio Jean Renoir così scrive nel suo libro “Renoir mio padre”).

Nel suo viaggio al sud, il pittore ha modo di recarsi a Palermo, città dove in quel momento soggiorna Richard Wagner. Dopo due tentativi andati a vuoto, nel corso di un memorabile incontro, esegue il ritratto del famoso compositore tedesco “Ritratto di Richard Wagner

Pierre-Auguste Renoir e la scultura

Renoir si indirizzò alla scultura perché aveva stretto amicizia con il mercante d’arte Ambroise Vollard, divenuto poi sia un importante mecenate che un fidato consulente dell’artista. Nel 1913, Vollard propose all’artista di cimentarsi con la scultura, presentandolo allo scultore catalano Richard Guino.

Dal 1913 al 1918, le sue opere scultoree, realizzate in bronzo, possono finalmente trasporre in tre dimensioni l’essenza dei suoi dipinti. Inizialmente in collaborazione con lo stesso Guino per le opere ” La lavandaia” e “Maternità” del 1916. Le sue prime sculture sono “Grande lavandaia accovacciata“, dove la giovane donna accovacciata, con un ginocchio a terra, simboleggia allegoricamente l’acqua e “Danzatrice con velo” del 1918 che illustrano appieno lo stile personale di Renoir.

In queste opere in bronzo troviamo la passione dell’artista per i nudi prosperosi e lo spirito classico caratteristici della sua pittura negli anni 1880-1890.

Gli anni della maturità

Negli anni della maturità Renoir guardò al cromatismo classico dei periodi rococò e tardo rinascimentale, tendenze che furono supportate da ulteriori viaggi in Italia e in Inghilterra.
La preminenza del sentimento in questi dipinti si espande in una tavolozza ricca e brillante come dimostrano gli ultimi nudi realizzati che sono i più tipici e meglio riusciti del suo periodo maturo, abbastanza noto per la propensione alla scelta di modelle bene in carne, concentrandosi prevalentemente su opere di donne, ragazze e bambini, sempre più nella sua vecchiaia, nudi femminili.

Influenzato dalle opere di Francisco Goya viste in Spagna, Renoir ha dipinto le sue ultime tele con uno stile sempre più monumentale giungendo ad una qualità solida, quasi scultorea nelle modelle e nei paesaggi che dipinse durante il crepuscolo della sua carriera.

Era estremamente nervoso e tormentato nel suo periodo maturo. Dipingeva sempre in uno stato di eccitazione e di dubbio, ripetendo alcuni dei suoi quadri molte volte su tele che abbandonava non finite. Aveva una capacità unica di cogliere la forma e l’espressione femminile, che si tratti di turbamento, diffidenza, contemplazione o timidezza.

Il suo ardore non gli è venuto mai meno, non si è mai scoraggiato e fino agli ultimi istanti della sua vita ha lavorato con questa singolare e felice miscela di piacere e ansia che ha profuso nelle sue opere con un accento inimitabile, sensibile.

Le Bagnanti, l’ultimo dipinto

Sfidando la malattia, Renoir nell’arco dei suoi ultimi mesi di vita dipinge il suo ultimo lavoro “Le Bagnanti” del 1916, da considerarsi il suo testamento pittorico.

Il dipinto mette in scena un tema tradizionale e particolarmente caro all’artista, poiché gli permette di trattare il nudo en plein air. Egli raffigura delle bagnanti sensuali e fuori dal tempo immerse in un Eden bagnato dalla luce. Renoir ha la convinzione profonda che la pittura sia “fatta per abbellire”, come dice a Bonnard.

Secondo quanto riportato dal figlio Jean, Renoir considerava questo suo ultimo nudo monumentale un “traguardo” e “un buon trampolino per le ricerche future”.

La morte  a Cagnes-sur-Mer (1919)

Ormai sposato e con tre figli, Pierre-Auguste Renoir ha continuato a creare con un ritmo straordinario dando al mondo un corpus sostanziale di dipinti di pura gioia, nonostante la sua salute precaria in continuo peggioramento negli ultimi anni.

Nel 1903 a causa di un primo attacco di artrite si stabilì per l’inverno nel caldo clima di Cagnes-sur-Mer. L’artrite rendeva la pittura dolorosa e spesso impossibile. Tuttavia, ha continuato a lavorare e sul letto di morte, sembra che avesse chiesto all’infermiera una tela e dei pennelli per dipingere il mazzo di fiori posato sul davanzale della finestra.

Si fece legare i pennelli alle dita rattrappite e perseguì l’ideale fino all’ultimo respiro. Sto ancora facendo progressi pronunciò la sera prima di morire e facendo l’adulatore verso la donna avrebbe rivelato: Forse adesso incomincio a capire qualcosa“.

Alle prime ore del mattino del 3 dicembre 1919, il padre dell’impressionismo, a seguito di una congestione polmonare, si spegneva al Domaine des Collettes di Cagnes-sur-Mer, dopo essersi recato a Parigi nell’agosto del 1919 per vedere le opere del Louvre per l’ultima volta.

In quell’occasione visse un’esperienza di supremo trionfo: lo Stato francese aveva acquistato il suo ritratto Madame Georges Charpentier (1877), e Renoir lo vide appeso al Louvre.

Fu sepolto con la moglie inizialmente nel vecchio cimitero del castello di Nizza e, due anni e mezzo dopo, nel giugno 1922, i resti della coppia Renoir furono dislocati nel dipartimento dell’Aube dove ora riposano nel cimitero di Essoyes, secondo la volontà dei due coniugi.

L’eredità artistica

L’eredità artistica di Pierre-Auguste Renoir è la sua combinazione di modernità e tradizione che ha avuto molta influenza su una nuova generazione di pittori tra cui Pierre Bonnard, Pablo Picasso e Henri Matisse che sono stati ispirati dal suo lavoro.

I suoi incessanti sperimenti di pittura hanno prodotto un paradigma visivo completamente moderno e ha delimitato il movimento artistico dell’impressionismo che si sarebbe esteso fino a permanere nei decenni seguenti.

Superato il ciclo impressionista, il ritorno alla composizione, contorno e modellazione nella sua pittura non ha comunque cancellato completamente la radicale rivalutazione del colore che ha aiutato a teorizzare insieme a Monet.

Riappropriatosi della raffigurazione del corpo umano, dopo aver abbandonato il paesaggio come soggetto, colloca l’allegria della gente, dei bambini, come epicentro delle sue tele dove profonde una gioiosa quotidianità in un ambito urbano o bucolico, intimo e popolare, che gli valse il soprannome di “pittore della felicità”. Il corpus di opere di Pierre-Auguste Renoir si trova nei migliori musei del mondo, in particolare quelli del nord Europa e degli Stati Uniti.

Pierre-Auguste Renoir: Opere più importanti

Ballo al Moulin de la Galette (1876)

Pierre-Auguste Renoir. Ballo al Moulin de la Galette (1876). Tecnica: Olio su tela, 175 x 131 cm. Musée d’Orsay, Parigi
Ballo al Moulin de la Galette (1876). Tecnica: Olio su tela, 175 x 131 cm. Musée d’Orsay, Parigi

Simbolo fondamentale dell’Impressionismo, il quadro di Pierre-Auguste Renoir è un inno alla luce in cui il pittore riproduce l’attimo in cui riesce a catturarla, rappresentandola con una tavolozza che vibra cromaticamente perfetta. Gli abiti delle dame i cappelli sono pieni di macchie di luce e così la giacca del ragazzo di spalle che parla con la giovane dal volto illuminato sotto ad una fronte ombrosa.

La colazione dei canottieri (1880-1881)

Pierre-Auguste Renoir. La Colazione dei Canottieri (1880-81). Tecnica: Olio su tela, 129,5×172,5 cm. Phillips Collection, Washington
La Colazione dei Canottieri (1880-81). Tecnica: Olio su tela, 129,5×172,5 cm. Phillips Collection, Washington

Le Bagnanti (1916)

Pierre-Auguste Renoir. Le Bagnanti, (1918-1919).  Tecnica: Olio su tela, 110 × 160 cm.
Le Bagnanti, (1918-1919). Tecnica: Olio su tela, 110 × 160 cm. © RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay Parigi) / Hervé Lewandowski

Le grandi bagnanti (1884-1887)

Il palco (1874)

Madame Georges Charpentier e i suoi figli (1878)

Sulla terrazza (1881)

Ballo a Bougival (1883)

Gli ombrelli (1881-1886)

Giovani ragazze al pianoforte (1892)

Nudo di donna visto di schiena (1909)

I Musei

La casa Museo di Renoir

Ospitato nelle ex scuderie di Château Heriot, la Casa Museo di Renoir è il luogo dove il grandie maestro dell’impressionismo ha vissuto le migliori stagioni della sua vita. Qui ha trovato l’atmosfera, l’ambientazione, le luci e i colori della sua pittura.
Nello studio dell’artista vi è una mostra permanente organizzata su vari temi per scoprire la vita di uno dei pittori francesi più famosi e apprezzati. Inoltre ci sono una sala che ospita varie mostre temporanee, una sala per audiovisivi e un negozio Espace des Renoir dove c’é una selezione di libri e prodotti derivati ​​dalle sue opere e dalla vita sua vita.

www.renoir-essoyes.fr

Il Museo Renoir a Cagnes-sur

Dopo una lunga ristrutturazione nel 2013, il Museo Renoir offre ora ai visitatori l’opportunità di visitare il luogo come Renoir lo aveva vissuto. Sono stati aperti nuovi spazi con una serie di diciassette sculture in gesso (depositate dalle famiglie Renoir e Guino), due nuovi dipinti originali e archivi intimi.
Lo splendido universo creativo e familiare del Maestro impressionista, che trascorse qui gli ultimi 12 anni della sua vita, è documentato con le sue collezioni, i suoi 15 dipinti originali, le sue 40 sculture, i suoi mobili e il suo laboratorio.

www.musee-renoir.fr

Citazioni

“Ogni tanto, bisogna tentare cose superiori alle proprie forze”

“Mi hanno già criticato abbastanza, in tutta coscienza, per aver messo ombre viola sui corpi”

“I grandiuomini sono modesti”

“Quando ho dipinto il fondoschiena di una donna e voglio toccaarlo, allora il dipinto e’ finito”

“Il dolore passa, ma la bellezza resta”

“Per fare questo disegno ci ho messo cinque minuti, ma ci sono voluti sessant’anni per arrivarci”

“La vita è un mazzo di fiori rossi”

“Si arriva davanti alla natura con delle teorie, e la natura le sbatte tutte per terra”

“Forse adesso incomincio a capire qualcosa”

“Ho passato quaranta anni a scoprire che il re di tutti i colori era il nero”