In collaborazione con Katarte.it

Giuseppe Arcimboldo

Nascita: 5 aprile 1526, Milano

Morte: 11 luglio 1593, Milano


Giuseppe Arcimboldo (Milano 1527-1593), chiamato anche Arcimboldi, era un pittore italiano in anticipo sui suoi tempi di 4 secoli. Oggi ancor più che in passato, le sue creazioni di ritratti surrealisti utilizzando frutta, verdura, pesci, libri, animali, radici degli alberi e altri oggetti naturali sono opere straordinarie e meravigliose.

I dipinti, realizzati durante l’Alto Rinascimento, sembrano assolutamente contemporanei e sorprendentemente moderni. Sembrano sfidare il tempo, le mode e le tendenze e anticipare le avanguardie del 20° secolo.

Dopo secoli di oblio, solo dal 1900 Arcimboldo è stato riscoperto dai modernisti e dai surrealisti. Notiamo influenze di Arcimboldo nelle opere di Pablo Picasso, Max Ernst, George Grosz, Rene Magritte ed, in particolare, Salvador Dalí che lo chiamava il “padre del Surrealismo”. 
Man Ray
rese omaggio diretto alla sua pittura sul volto nodoso dell’Arcimboldo “Winter”. I ritratti di Arcimboldo aggregano diverse archetipi del XVI secolo: il naturalismo, la botanica, l’astrologia.

Biografia

Arcimboldo da giovane

Giuseppe Arcimboldo nasce a Milano dal meno noto pittore Biagio; nei primi anni ha seguito fedelmente la tradizione dei suoi contemporanei del Rinascimento disegnando e dipingendo soggetti convenzionali. Ha preso ispirazione per i ritratti studiando i disegni di Leonardo da Vinci (di cui fu allievo).

Quando aveva 21 anni, benché dotato di un repertorio tecnico da maestro, ha iniziato la sua carriera come disegnatore per arazzi, vetrate colorate e affreschi nelle chiese della sua città natale, Milano, in collaborazione con il padre. Nel 1556 lavorò con Giuseppe Meda negli affreschi del famoso Duomo di Monza.

Ha anche dipinto il grande arazzo della “Dormizione della Vergine Maria” (1558) che è ancora al “Duomo di Como”. Le sue eccezionali qualità pittoriche gli hanno permesso di conquistare una posizione molto ambita per dipingere i ritratti delle famiglie più potenti a Milano nel suo tempo. La città era considerata la culla del naturalismo, una modalità di espressione artistica basata sull’osservazione diretta della natura. 

Manierismo

Dagli storici dell’arte Arcimboldo è classificato come un “manierista”, che era uno stile artistico che tendeva a mostrare strette relazioni tra uomo e natura. Il manierismo ha goduto di popolarità tra il 1510-20 e il 1590 circa. 

Il manierismo ha infervorato un periodo di grande creatività nell’arte con uno stile caratterizzato da caricatura, raffinatezza e deformazione della figura umana.  Ha accolto alcuni elementi artistici del Rinascimento e sarebbe diventato un antenato del periodo barocco.

A Firenze e Roma alcuni artisti iniziarono a deviare dal classicismo, inaugurando una serie di ritratti con totale rifiuto dell’armonia, incanalandosi verso un nuovo stile confuso e innaturale. Il movimento puntava all’invenzione, al trucco ad una asimmetria estrema. L’uomo non era più al centro dell’universo, bensì isolato, quasi fosse una figura secondaria, inserita negli arcani del mondo.

In questo periodo i ritratti umani di Arcimboldo erano realizzati unicamente utilizzando vari fiori e piante primaverili. Dal cappello al collo, ogni parte del ritratto, anche le labbra e il naso, era concepita con fiori, mentre il corpo era assemblato con piante. Attraverso i suoi famosi ritratti, Arcimboldo ha documentato la sua considerevole ammirazione per la natura.

Lo scopo di Arcimboldo era quello di suscitare stupore e spumeggiante meraviglia. Il secolo XVI si era aperto alle conquiste mercantili delle potenze europee portando alla luce nuovi continenti, nuove economie e popoli sconosciuti. Arcimboldo, individuati i riferimenti al pittore olandese Hieronymus Bosch, dipinse quadri metaforici e fantastici, decisamente caratteristici dell’arte manieristica.

Alla corte degli Asburgo

Nel 1562, quando Arcimboldo aveva 36 anni ricevette l’offerta di ritrattista presso la corte dell’Imperatore romano Massimiliano II a Vienna. Un’ offerta che cambiò la sua vita.

A Vienna fu spinto in un focolaio di ricerca e sperimentazione del Rinascimento che avrebbe influenzato profondamente le sue opere future. La nuova comunità era popolata da importanti astronomi, botanici e medici, così come da alchimisti e altri praticanti. Questo ambiente fervido e fantasioso si rivelerà un terreno fecondo per le ambizioni creative di Arcimboldo. 

In questo periodo, pur ritrattista ufficiale di corte, si dedica alla stesura di progetti di cortei imperiali, rappresentazioni teatrali, tornei, arredamenti di palazzi ed illustrazioni per studi scientifico-filosofici.

Alla morte di Massimiliano II ascese al trono il figlio Rodolfo II d’Asburgo, uomo bizzarro e grande estimatore dell’arte, con una fanatica passione per l’alchimia, le scienze occulte e la magia.  Il nuovo imperatore volle continuare a mantenere il pittore al suo servizio come  ritrattista ufficiale trasferendo la corte imperiale a Praga nel 1583.

Giuseppe acquisì un’ottima conoscenza degli animali esotici e locali perché all’epoca Praga era un centro culturale. Creature esotiche come il leone e l’elefante, allora sconosciuti, provenivano da altri continenti.

Quì Arcimboldo ha elaborato nuove e più ricercate tecniche pittoriche per creare i suoi multiformi volti. Le sue nature morte reversibili, conosciute successivamente come “palindromo Arcimboldo” “Il giardiniere vegetale” e la “Testa reversibile con cesto di frutta” (entrambi del 1590 circa) ne sono l’alta testimonianza. 

A Praga ha realizzato i suoi volti vegetali più famosi che hanno appagato il gusto per l’esotismo. Gli acquerelli di animali e pesci di Arcimboldo, i modelli rigorosi che ha adattato per parti di volti, mostrano che l’artista milanese ha decisamente assorbito dalla scienza e dall’osservazione reale. 

L’opera di Arcimboldo è geniale perché ha osato spingere a limiti estremi il parallelismo tra l’uomo e il mondo naturale. Arcimboldo continuò a produrre fantastiche immagini dei suoi nobili mecenati nella metà degli anni Sessanta.

L’artista lombardo aveva già dipinto e presentato quelle che sarebbero diventate le tele che lo avrebbero reso immortale. Le due serie più celebri di teste composte: le “Quattro Stagioni” e i “Quattro elementi”.

Eredità artistica

Arcimboldo è stato un maestro del manierismo italiano riscoperto molti secoli dopo per i suoi straordinari, sbalorditivi ritratti umani. Il suo stile originale, che ha incarnato un alto spirito surreale, ha trovato dal XX secolo in poi seguaci e ammiratori nei vari ambiti espressivi, dal cinema al rock ai romanzi, tra cui:

  • I frutti in stile Arcimboldo appaiono come personaggi nei film “The Tale of Despereaux” (2008) e “Alice Through the Looking Glass” (2016), così come nella serie di videogiochi “Cosmic Osmo”.
  • Nel romanzo poliziesco fantasy di Harry Turtledove, “The Case of the Toxic Spell Dump”, la versione alternativa della storia di Arcimboldo incorporava i folletti.
  • Il logo degli audiolibri di Arkangel Shakespeare è un ritratto di William Shakespeare fatto di libri, nello stile del “Bibliotecario” di Arcimboldo.
  • Il dipinto di Arcimboldo Water è stato usato come copertina dell’album “Masque” dal progressive rock band Kansas, ed è stato anche mostrato sulla copertina dell’edizione Paladin del 1977 di Thomas Szasz “Il mito della malattia mentale”.
  • La novella del 1992 “The Coming of Vertumnus” di Ian Watson contrappone l’innato surrealismo dell’opera omonima contro uno stato mentale alterato dalla droga.
  • Le opere di Arcimboldo sono usate da alcuni psicologi e neuroscienziati per determinare la presenza di lesioni negli emisferi del cervello che riconoscono immagini e oggetti globali e locali.

La morte a Milano

Arcimboldo morì a Milano, dove si era ritirato dopo la lunga permanenza alla corte degli Asburgo a Praga. Realizzò il ritratto composito di Rodolfo II  durante quest’ultima fase della sua carriera, così come il suo autoritratto come “Quattro stagioni in una testa”. Gli artisti italiani suoi contemporanei lo onorarono di poesie e manoscritti celebrandone la sua illustre carriera. 

Arcimboldo fu un alto portavoce della cultura cabalistica; straordinaria fu la produzione di enigmatiche e grottesche decorazioni con attinenze tangibili all’alchemia molto diffusa nel XVI secolo. Poco tempo dopo la morte di Arcimboldo, fu rapidamente dimenticato. 

La cosa tragica del lavoro di Giuseppe Arcimboldo è che la maggior parte delle sue opere è andata perduta. Di certo non si limitava ai dipinti manieristi surrealisti per i quali è famoso oggi.

D’altro canto, le impressionanti immagini di Arcimboldo rimangono più popolari che mai, trovando la loro strada in una miriade di formati moderni, dalle copertine di album e libri rock, ai film influenzanti, ai fumetti e ai romanzi grafici.

Qualche decennio dopo la morte di Arcimboldo, anche la sua fama iniziò a declinare. La riscoperta della sua produzione artistica da parte della critica dovette attendere, nel XX secolo, l’impulso della pittura surrealista con la inquietudine esistenziale che essa seppe mettere in scena.
Arcimboldo fu un alto portavoce della cultura cabalistica; straordinaria fu la produzione di enigmatiche e grottesche decorazioni con riferimenti palesi alchemico-pittorici del XVI secolo.

Le sue opere si trovano nel Kunsthistorisches Museum di Vienna e nell’Abbrusch Schloss Ambras di Innsbruck, nel Louvre di Parigi e in numerosi musei svedesi. In Italia, il suo lavoro è a Cremona, a Brescia, e alla Galleria degli Uffizi a Firenze. Il Wadsworth Atheneum di Hartford, nel Connecticut, il Denver Art Museum di Denver, in Colorado, la Menil Foundation di Houston, in Texas, e il Candie Museum di Guernsey possiedono anche dipinti di Archimboldo.

Patrimonio artistico

Giuseppe Arcimboldo non ha lasciato certificati scritti su se stesso o sulle sue opere d’arte. Dopo la sua morte e del suo mecenate, l’imperatore Rodolfo II, l’eredità dell’artista fu presto dimenticata e molte delle sue opere andarono perdute.

I suoi ritratti non furono mai menzionati nella letteratura dei secoli XVII e XVIII. Solo nel 1885 il critico d’arte K. Kasati pubblicò la monografia “Giuseppe Arcimboldi, Artista di Milano” in cui l’attenzione principale veniva data al ruolo di ritrattista di Arcimboldi. 

Il patrimonio artistico dell’Arcimboldo è difficile da identificare, soprattutto per quanto riguarda i suoi primi lavori in stile tradizionale. In totale rimangono circa 20 dei suoi quadri, tuttavia molti altri sono andati persi, secondo le menzioni dei suoi contemporanei e documenti dell’epoca.

I suoi cicli “Four Elements and Seasons“, che l’artista ha ripetuto con piccoli cambiamenti, sono più noti. Alcuni dei suoi dipinti includono  “The Librarian“, “The Jurist“, “The Cook“, “Cupbearer” e altri quadri ancora. Le opere di Arcimboldo sono conservate nei musei statali e nelle collezioni private d’Italia (compresa la Galleria degli Uffizi), in Francia (Louvre), in Austria, nella Repubblica Ceca, in Svezia e negli Stati Uniti.

Arcimboldo, opere

Le Quattro stagioni

Primavera (1563)

Arcimboldo. Primavera, 1563. Quattro Stagioni
Primavera, 1563. Tecnica: Olio su legno di quercia, 66 x 50 cm. Royal Academy of Fine Arts of San Fernando

“Primavera”, la prima della sua serie delle “Quattro stagioni” assume la forma di una giovane donna appena sbocciata composta interamente di fiori e foglie verdi brillante. La figura tende al sorriso con un’espressione consapevole della propria bellezza. La sua giovinezza  è ben adatta all’inizio del ciclo della vita e delle stagioni.

L’abito è creato da foglie verde, mentre una gorgiera di fiori bianchi separa il suo viso dall’abito. Arcimboldo incorona la donna con i fiori più freschi che la primavera possa offrire. Le rilucenti sfumature brillanti rievocano la gloria e lo sfavillio della primavera e il cromatismo gioioso dopo la buia monotonia dell’inverno.

Arcimboldo riaccende la sua pelle con un corollario di fiori carnosi e bianchi, mentre le guance arrossate sono cesellate dalle rose e i suoi capelli scolpiti da una serie di fiori scelti con cura. “Primavera” è un dipinto che racchiude sia le caratteristiche dei ritratti che le nature morte. 

Estate (1563)

Giuseppe Arcimboldo. Estate 1563. Tecnica: Olio su pannello, 67 x 51 cm, Kunsthistorisches Museum, Vienna
Estate 1563. Tecnica: Olio su pannello, 67 x 51 cm, Kunsthistorisches Museum, Vienna

“Estate” invece rappresenta una giovane donna fertile idealizzata con le voluttuose rotondità di frutta e verdura perfettamente mature che compongono la sua faccia paffuta. Ormai i germogli primaverili hanno lasciato il passo alla frutta e alle verdure mature dell’estate. Tutti gli ortaggi che formano il corpo della donna con le curve piene sono perfetti: niente irregolarità che potrebbe ridimensionare la bellezza e la generosità di un raccolto completo.

Verdure esotiche e steli aggiuntivi spuntano dal collo e dalle maniche come se l’abbondanza della stagione potesse a malapena essere contenuta. Il suo abito è fatto di grano intrecciato, e Arcimboldo sceglie di firmare il suo nome per la serie, accuratamente intessuta nell’abito.

Inciso nel colletto del vestito c’è “Giuseppe Arcimboldi • F”, dove la F sta per “Fecit” che significa “l’ha fatto”, e nella manica del vestito è la data di completamento “1563”. La serie delle 4 Stagioni fu replicata varie volte ma gli originali regalati a Massimiliano II rappresentano le prime versioni.

Autunno (1563)

Giuseppe Arcimboldo. Tecnica: Olio su tela, 76 x 64. Museo del Louvre, Parigi
Autunno, 1563. Tecnica: Olio su tela, 76 x 64. Museo del Louvre, Parigi

“Autunno” è il ritratto di un uomo di mezza età, certamente non raffinato rispetto ai ritratti più sofisticati delle donne. Composto da vari prodotti stagionali, i suoi colori si attenuano, la sua faccia è formata da una pera come naso, una mela invitante tonda e matura crea una guancia, mentre un melograno suggerisce il suo mento. La barba di grano è più opaca, brunita e cadente.

Contrariamente alle stagioni precedenti, anche l’espressione di “Autunno” cambia, non più le bocche sorridenti e gli occhi luminosi delle donne di “Primavera” e “Estate”, bensì un aspetto più serioso.

Questo è evidente nella rappresentazione della bocca stessa, aspra e poco piacevole. L’acconciatura dell’uva sormontata da una zucca come capelli che contorna un fungo come orecchio e un fico che sta per un orecchino, domina su altri segni come la carota e la diafana rapa. Piuttosto che raffigurare un frutto intero come abito, Arcimboldo veste il corpo con le doghe in legno di un barile come a raffigurare la stagione della vendemmia.

Inverno (1563)

Arcimboldo. Inverno, 1563. Tecnica: Olio su pannello, 67 x 51 cm. Kunsthistorisches Museum, Vienna
Inverno, 1563. Tecnica: Olio su pannello, 67 x 51 cm. Kunsthistorisches Museum, Vienna

“Inverno” rappresenta il componente più anziano, e diversamente dai tre ritratti della serie, non è composto da prodotti o vegetazione, ma è invece creato quasi interamente utilizzando la corteccia ruvida e nuda di un albero.

Si ravvisa un vecchio avvizzito la cui pelle è increspata e raggrinzita i cui connotati sono scolpiti dalle fenditure e dalle crepe nella corteccia dell’albero. Piuttosto che una varietà di ortaggi e frutti, il volto dell’uomo d’inverno è scolpito su un singolo albero il cui moncone ricurvo di un ramo spezzato forma il suo naso, mentre un fungo sgraziato cresce appena sotto e formando la bocca.

Da una frattura nella corteccia emergono i suoi occhi, mentre un altro tronco indica un orecchio scosceso. L’espressione di “Inverno” è proprio triste, e la sua bocca di funghi delinea un’espressione imbronciata che crea la smorfia del viso. I suoi capelli offrono un groviglio di radici e rami ma solo l’edera invernale corona la sua testa.

L’aridità invernale offre dalle spalle in giù la promessa di vita e di rinnovamento dopo il gelido freddo. Un’arancia e un limone germogliano dal suo petto protetti da una stuoia intrecciata che li riscalda per farli passare oltre i rigori invernali. Una piccola nota di allegria dai colori vivaci che fornisce al ritratto triste una primavera prossima a venire.

Quattro elementi

In questa serie Arcimboldo si esprime con un nuovo modo di creare ritratti compositi: non più la natura ciclica delle stagioni con flora e fauna, ma animali e oggetti vari con l’idea di abbinare ogni stagione con il suo elemento appropriato. Importante da notare è che il sesso delle figure nelle Quattro stagioni è evidente, quello delle figure in Quattro elementi è indistinguibile. 

La serie “Quattro Elementi” fu commissionata dall’Imperatore Massimiliano II. I ritratti mostrano figure di profilo composte da diversi animali o oggetti. Questa serie tenta di esprimere l’armonia con animali selvatici che formano volti distinti dal caos. 

Aria (1566)

Arcimboldo. Aria, 1566. Tecnica: Olio su tela, 74.5 x 56 cm. Collezione privata
Aria, 1566. Tecnica: Olio su tela, 74.5 x 56 cm. Collezione privata

Gli uccelli di “Aria” presentano un alto livello di precisione e concentrazione ai dettagli. Un’affollata cornucopia di piccoli uccelli si combinano per creare un viso maschile. Dal pollo al più elaborato pavone e parrocchetto, forse acquisiti dagli studi di ornitologia che Arcimboldo aveva già completato.

L’acquila che sbuca da dietro le penne del pavone in basso a destra del dipinto. e il pavone stesso erano i simboli della dinastia Asburgica di cui il mecenate di Arcimboldo Massimiliano II era il capo. 

Giuseppe ha incluso questi riferimenti per compiacere i suoi mecenati e creare un legame permanente tra le sue opere e gli Asburgo. Nessuno dei molti uccelli fitti nei capelli della testa può essere identificato, tuttavia possono essere riconosciuti il pavone, che, con il suo completo ed elegante piumaggio costituisce l’insieme del corpo del ritratto. 

Una coda di fagiano disegna il pizzetto mentre un’anatra forma le palpebre. Il volto è composto da un tacchino e una gallina che fa da barba; le teste di un gufo e un pappagallo contornano il collo.
L’aria aiuta a simboleggia la leggerezza della stagione, e il cinguettio degli uccelli è già un segno della primavera in arrivo.

Fuoco (1566)

Arcimboldo. Fuoco 1566. Tecnica: Olio su legno, 67 x 51 cm. Kunsthistorisches Museum, Vienna
Fuoco 1566. Tecnica: Olio su legno, 67 x 51 cm. Kunsthistorisches Museum, Vienna

L’elemento “Fuoco” è abbinato a “Estate” delle Quattro Stagioni. La calda estate è palese nelle fiamme e i colori vivaci si scambiano a vicenda. 

Arcimboldo enfatizza il dominio dell’uomo sul fuoco con oggetti inanimati. Attraverso questi, l’artista milanese cattura ogni tipo di fuoco, dalla candela del collo o la lampada a olio del mento, all’aggressivo cannone o all’aureola di fuoco scomposto che si sprigiona dalla testa del ritratto. 

La figura indossa la catena dell’Ordine del Vello d’oro mentre il fuoco brucia dalla testa del ritratto come a coronare l’imperatore stesso come governatore.  La pietra focaia e l’acciaio formano il naso e l’orecchio.

La combustione del legno crea una corona di capelli luminosi. Arcimboldo usa le pistole per creare la parte principale del corpo. L’aquila a due punte, simbolo del Sacro Romano Impero, si evidenzia ostentatamente sul torso. I due grandi cannoni si riferiscono alla forza degli eserciti asburgici.  Nella bocca di uno di questi l’artista si firma in basso a destra.

Oltre ai simboli araldici e varie armi per modellare il corpo, Arcimboldo certifica il dominio di Massimiliano II sul fuoco non solo come elemento, ma anche come potenza offensiva di armi nonché come strumento di guerra.

Terra (1566)

Arcimboldo. Terra, 1566. Tecnica: Olio su legno, 70 x 48.5 cm. Collezione privata
Terra, 1566. Tecnica: Olio su legno, 70 x 48.5 cm. Collezione privata

Senza la necessità di creare effettivamente il volto, la tavolozza dei colori usata per “Terra” non si allontana dai marroni, dai rossi e dalle arance per annidarsi tra cervi, topi, lupi, asini e pecore e tra gli altri, si possono scoprire uno stambecco, un elefante, un leone e un cammello. 

Il volto non è sorridente né accigliato e la sua bocca ha un’espressione spenta senza indicazioni sulle proprie emozioni. Animali con le corna cingono la testa a formare una corona. Un elefante crea la guancia e l’orecchio mentre l’orso ringhiante con la sua bocca aperta che forma l’occhio si piega e ringhia per mordere il collo del coniglio.

Una mucca piena rappresenta il collo. La pelle di leone e la lana di pecora rimandano al mito greco di Giasone e all’Ordine del Vello d’oro. Forse è l’opera più sapientemente miscelata che gli animali terrestri si curvano insieme per creare un viso forte e spessa. 

I toni rustici di “Terra” sono ripresi nel dipinto “Autunno”, entrambe le figure hanno espressioni che si rispecchiano a vicenda. Anche gli animali stretti di “Terra” richiamano alla mente il letargo, poiché le bestie si raggomitolano durante l’autunno per prepararsi ai giorni bui dell’inverno.

Acqua (1566)

Arcimboldo. Acqua, 1566. Tecnica: Olio su tavola, 67 x 52 cm. Kunsthistorisches Museum, Vienna, Austria
Acqua, 1566. Tecnica: Olio su tavola, 67 x 52 cm. Kunsthistorisches Museum, Vienna, Austria

Prendendo la forma di una dama di corte creata totalmente da animali acquatici e conchiglie, “Acqua” “completa la serie dei Quattro Elementi.
Qui animali forse spaventosi come lo squalo che forma la bocca della donna, è molto meno minaccioso in quanto nascosto sotto una razza.

Arcimboldo si avvale anche dei tesori del mare. Un granchio, una tartaruga e un’aragosta compongono il seno. Il collo della signora è drappeggiato con una collana di perle squisite e un raggio di luce di una perla all’orecchio insieme al corallo che aiuta a formare alcune delle punte della sua corona. Solo in “Acqua” ogni animale e specie è stato raffigurato con grande dettaglio.

Blu, verde e grigio con lievi tocchi di rosso e arancione dominano il quadro che colpisce con  toni più freddi con blu e marrone per trasmettere la crudezza dei loro soggetti. Tuttavia, usano anche tracce di colori più brillanti, come il rosso nel gambero e nel corallo e l’arancione e il giallo nei frutti di “Inverno”. “Acqua” è uno dei pezzi più fantasiosi della serie. Una tartaruga è la metà di un granchio e un cavalluccio marino è grande quanto un’aragosta mentre il polipo afferra una conchiglia sulla spalla.

Questa ha eguagliato l’ altra serie “Quattro stagioni”. L’aria si abbina alla primavera, il fuoco all’estate, la terra con l’autunno e l’acqua con l’inverno. Temi caotici portati in armonia per la gloria della dinastia degli Asburgo.

Vertumno

Fu a Milano che Arcimboldo realizzò una delle opere più famose, Vertumnus, il ritratto allegorico di Rodolfo II concepito come il dio romano delle metamorfosi nella natura e nella vita. Il volto rubicondo è raffigurato dalle verdure, dalle bacche, spighe e i fiori e frutta di tutte e quattro le stagioni.

La luce si concentra sul viso di Vertumnus dove spiccano due pesche e una pera. I fiori colorati formano con una zucca il corpo e le verdure contrastano con lo sfondo scuro conferendo al dipinto una caratteristica tridimensionale. Una esplosione di frutta colorata incorona il ritratto.

L’ammasso di elementi diversi tra loro è l’occasione per mostrare la passione dell’imperatore nel collezionare opere di importanti pittori e accumulare oggetti curiosi e diversi.

La composizione del soggetto umano con le forme naturali, tipica dei ritratti di Arcimboldo è simbolica del ritorno di una Età dell’Oro, un fiorire di natura, cultura e prosperità, sotto la reggenza di Rodolfo II. Vertumno fu una delle ultime opere che Arcimboldo dipinse e, con “Flora” (1588), è spesso considerata la sua opera più completa.

 

 

 

 

 

 

error: I contenuti su questo sito sono il frutto dell\'impegno di critici ed appassionati, il cui lavoro è tutelato dalle regolamentazioni italiane ed internazionali in materia di copyright. Ogni illecito verrà prontamente segnalato via DMCA senza alcun preavviso