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Caravaggio

Nascita: Milano, 29 settembre 1571

Morte: Porto Ercole, 18 luglio 1610

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Michelangelo Merisi, detto Caravaggio è stato uno dei più celebri pittori di tutti i tempi. Artista universale, ha prodotto nella sua vita burrascosa opere straordinarie per l’intenso e inquietante realismo.

Per addentrarsi fino in fondo nel mondo di Caravaggio è opportuno indagare sul periodo in cui visse, il XVI secolo, che segnò la decadenza dello Stato Pontificio. Con la Controriforma dopo il 1545, la chiesa di Roma si dedicò al mecenatismo nelle arti, che riteneva irrinunciabile per promulgare la fede.

In questa turbolenta fase storica nacque Michelangelo che dalla natia Milano fu portato nel vicino paese di Caravaggio.

Biografia

Il giovane Caravaggio

Caravaggio (Michelangelo Merisi) nacque nel 1571 a Milano, ma a causa della peste bubbonica che colpì la città nel 1576, fu costretto assieme alla famiglia a fuggire a Caravaggio, un paese non lontano dal capoluogo lombardo.

Il piccolo Michelangelo fu cresciuto dalla sola madre Lucia Arisi insieme ai suoi due fratelli e sua sorella, dopo che perse sia il padre che i nonni per la malattia.

La morte dei suoi cari con il suo sintomo premonitore segnò ineluttabilmente l’infanzia del bambino che da allora si dimostrò difficile da educare manifestando le avvisaglie del suo famigerato carattere litigioso. Per questa sua manifesta instabilità temperamentale, lo zio Battista, all’età di 12 anni lo mandò a bottega a Milano.

La formazione

Caravaggio iniziò il suo apprendistato presso la bottega di un maestro milanese, Simone Peteranzo, a sua volta allievo del grande Tiziano a Venezia. Peteranzo, famoso pittore di affreschi religiosi molto presenti a Milano non influì molto per il suo stile troppo manierista sul giovane allievo che non apprese mai abbastanza l’arte della pittura a fresco.

Ciò nonostante, con Peteranzo ha acquisito esperienza nel preparare e impastare i colori, scegliere i pennelli adeguati e allestire le cornici.
La formazione milanese dell’allievo fu segnata dall’influenza dell’arcivescovo Carlo Borromeo, personaggio principe della Controriforma, che privilegiava il linguaggio diretto dell’arte realista di Caravaggio rispetto alle opere del suo maestro.

L’arcivescovo nutriva un amore rigoroso verso l’umiltà e la povertà identificando i poveri come immagine di Cristo. Da questa interpretazione del messaggio di Borromeo derivano le numerose raffigurazioni di personaggi del popolo poveri nelle opere di Caravaggio.

Molti critici hanno individuato una relazione imprescindibile tra l’umiltà francescana predicata dall’arcivescovo Borromeo e le successive tele ispirate alla sacralità del periodo romano.

Il viaggio a Roma (1592-1600)

A 21 anni Caravaggio si reca a Roma unendosi ai molti aspiranti artisti attratti dalla grande quantità di commissioni di Papa Clemente VIII, risoluto nel trasformare la città come simbolo riconoscibile di un risveglio della fede cattolica, rinnovando le chiese ed edificandone di nuove.

Caravaggio, senza denaro, fu costretto a svolgere vari piccoli lavori vivacchiando con altri artisti nel quartiere tra Piazza del Popolo e Piazza di Spagna, dove si riunivano in gruppi distinti in base alla loro provenienza.

La competizione tra i diversi gruppi, e tra singoli artisti, fu intensa e spesso scoppiava in faide e vendette. Le molte contese e le risse di Caravaggio con gli altri trovano riscontro in quell’ambito ridondante di violenza e sopravvivenza.

Inizialmente fu ospitato dal pittore Lorenzo Siciliano, nel cui studio era costretto a lavorare intensamente, completando anche in meno di due settimane i dipinti. Dopo pochi mesi, tuttavia, fu  notato da Giuseppe Cesari, noto anche come Cavaliere d’Arpino, il pittore preferito di papa Clemente, che lo prese a bottega assegnandogli la realizzazione di piccole nature morte di fiori e frutti.

Al Cavaliere d’Arpino, uno degli artisti più importanti di Roma in quel tempo, era stata commissionata una serie di pale d’altare per alcune chiese, ma impiegò l’allievo Caravaggio solo per dipingere bordi decorativi o rifiniture al suo lavoro.

In questa fase, benché i limiti al suo operare gli procurassero un forte disagio e frustrazione, Caravaggio creò i suoi primi dipinti noti: “Ragazzo che monda un frutto“, 1592-1593 (olio su tela, 75,5×64,4 cm. Collezione Longhi, Firenze), “Ragazzo con canestro di frutta”, 1593 (Olio su tela, 70 cm × 67 cm. Galleria Borghese, Roma), opere che hanno avuto come modello l’amico siracusano Mario Minniti allora sedicenne, e “Bacchino malato”, 1593-1594, (olio su tela, cm 67 x 53. Roma, Galleria Borghese), un autoritratto del periodo.

Il suo talento fu ben evidente e le opere meritatamente lodate, anche se il momento straordinario che cominciava ad assaporare era in forte contrasto con il suo comportamento nella impetuosa e rissosa vita del quartiere degli artisti.

Joachim von Sandrart, suo biografo del XVII secolo, così lo descriveva: “gli piaceva andare in giro con i suoi giovani amici, per lo più sfacciati, spavaldi, pittori e spadaccini, che vivevano secondo il motto “nec spe, nec metu” “senza speranza, senza paura“. Un modus vivendi che il pittore lombardo non volle correggere mai nonostante la sua enorme fama successiva.

Durante il suo soggiorno a Roma, i registri della polizia riportarono le sue continue violazioni alla legge: ha insultato i suoi colleghi pittori, ha litigato, fu coinvolto in combattimenti di strada. Fu denunciato per diffamazione, arrestato per aver lanciato sassi contro la polizia, accusato di aver profanato la casa di due donne e di aver ferito una guardia carceraria.

Caravaggio e l’amicizia con il cardinale Del Monte

Per sbarcare il lunario Caravaggio verso la metà del 1590 frequentò diversi rivenditori di quadri e tra questi Costantino Spata, un mercante di quadri presso la cui bottega l’artista esponeva le prime opere nella speranza di venderle.

La bottega era attigua alla chiesa di San Luigi dei Francesi, e lì passava spesso il Cardinale Francesco Maria del Monte, che viveva nel vicino Palazzo Madama. Il pittore e il suo commerciante escogitarono il piano di esporre due tele dai soggetti fuori dal comune ma particolarmente reali e intensi per attirare l’attenzione di Del Monte.

Grandissimo uomo di cultura, il cardinale fu incantato dalla pittura realista del giovane Caravaggio e acquistò i due primi quadri che diventeranno famosi, entrambi del 1594: “I bari” (olio su tela, 94 cm × 131 cm. Kimbell Art Museum, Fort Worth – USA) e “Buona ventura” (olio su tela, 115×150 cm. Pinacoteca Capitolina di Roma).

Il potente cardinale, appassionato e intenditore d’arte, diventerà il suo autorevole mecenate. Il giovane pittore lombardo fu preso sotto la tutela del porporato che ne incentivò la crescita come pittore. Gli diede ospitalità fornendogli un salario e assicurandogli anche molteplici commissioni da parte dei suoi potenti amici.

Del Monte era un amante della musica ed era il benefattore del Coro della Cappella Sistina e per questa sua passione il pittore realizzò il primo dipinto fatto appositamente per il cardinale, una inconsueta raffigurazione delle prove di quattro ragazzi che accordano i loro strumenti.

La tela è “I musicisti” ( Concerto dei Giovani) del 1595-1596 (Olio su tela, 92 cm × 118,5 cm. Metropolitan Museum of Art di New York). Altri quadri su temi musicali furono dipinti durante i suoi primi anni sotto il patrocinio del cardinale.

Inoltre, per altri nobili romani nella cerchia di del Monte, dipinse opere colme di devozione come “Maddalena penitente”, 1594-1595 (olio su tela, 122,5×98,5 cm. Galleria Doria Pamphilj, Roma) e “Il riposo durante la fuga in Egitto”, 1597 (olio su tela, 135,5×166,5 cm. Galleria Doria Pamphilj, Roma).

Dipinse anche soggetti argutamente stravaganti come “Bacco”1596/97 ca. (Olio su tela, 95 x 85 cm. e “Scudo con testa di Medusa”, 1598 ca. (Olio su tela, 60×55 cm) entrambi alla Galleria degli Uffizi, Firenze.

La Cappella Contarelli

Ma l’evento che rese davvero famoso il nome di Caravaggio fu la commissione per decorare la Cappella Contarelli nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Grazie al patrocinio del cardinale del Monte, nel luglio del 1599, Caravaggio prese l’incarico di dipingere due grandi tele per le pareti laterali della cappella con le raffigurazioni della vita di San Matteo.

I soggetti prescritti erano “La vocazione di San Matteo”, 1599-1600 (olio su tela, 322 x 340 cm) e “Il martirio di San Matteo”, 1600-1601 (olio su tela, 323 x 343 cm). Caravaggio concepì le  sue composizioni specificatamente realistiche in stile e dimensioni, con l’idea di dipingere i personaggi delle storie bibliche a grandezza naturale.

La prima è un’opera profondamente elegiaca densa di fede che sembra avvincere l’artista stesso. È ambientata in una bettola dove il Santo, esattore delle tasse, viene indicato col dito da Cristo per respingere la tentazione del denaro. Cristo e Pietro, in abiti del tempo, raffigurano la salvezza eterna, mentre Matteo e un gruppo di contribuenti indossano abiti moderni sgargianti.

La luce squarcia in diagonale il buio della tela posandosi sui volti degli astanti come un raggio divino, Matteo coglie l’invito direzionando la mano su se stesso. La chiamata del Cristo illumina la sua anima verso la redenzione.

La seconda opera “Il martirio di San Matteo” ebbe una prima stesura che ancora oggi si può vedere ai raggi infrarossi. Non convinto dell’operato, l’artista rielaborò la tela nella versione che apprezziamo oggi con il Santo prima di essere pugnalato. La leggenda vuole che il santo abbia convertito la futura sposa del re d’Etiopia, che sentitosi tradito ne ordinò la morte.

Matteo, con l’abito da prete, battezza un gruppo di uomini quasi nudi davanti alla fonte, mentre uno fingendosi devoto, scatta in piedi per pugnalarlo. Nel gioco della luce e dell’oscurità il santo sanguina a morte nella fonte battesimale mentre un angelo scende da una nuvola per porgere il ramo di palma nelle mani del martire.

Le tele per la Cappella Contarelli diedero subito ampia risonanza a Caravaggio definito “il pittore più famoso” di Roma. Dipinti che gli assicurarono ulteriori incarichi importanti e ben pagati in tutta la Città Santa.

Gli artisti rivali di Caravaggio non accettarono la sua supremazia artistica denunciando alcuni difetti ma in particolare il suo metodo di dipingere senza il disegno preparatorio ma in modo diretto sulla tela, definendolo come un grande visionario.

Due anni dopo, nel 1602, Caravaggio ebbe l’incarico di completare la cappella con una pala d’altare nella parete tra i due dipinti laterali con soggetto “Matteo e l’Angelo”. Anche questa prima stesura non fu accettata e fu costretto a modificare la sua insistenza sulla povertà del santo raffigurato come un povero contadino con la pianta dei piedi sporchi in primo piano.

Fortunatamente, la pala d’altare originale fu acquistata dal collezionista Vincenzo Giustiniani (fu distrutta da un incendio nel 1945 a Berlino). Il pittore ne realizzò una seconda versione in cui San Matteo ha sembianze nobili accostandolo maggiormente all’evangelista delle tele laterali. Il santo è in atteggiamento da studioso e in abiti decorosi intento a trascrivere le ispirazioni di un angelo.

Il Tenebrismo

I capolavori della Cappella Contarelli sono la prima grande testimonianza del forte chiaroscuro che caratterizzerà tutti i futuri lavori di Caravaggio, una tecnica nota come “Tenebrismo“, dove l’oscurità anziché la luce diventa la parte preponderante della composizione.

Questo metodo gli ha permesso di ritrarre ed enfatizzare i dettagli del gesto o dell’espressione facciale in estremi contrasti di luce e buio. Le figure sono illuminate da una sola fonte di luce brillante che mette in risalto la loro tridimensionalità immerse in un controllato chiaroscuro.

Uno gesto di disperazione, uno sguardo di desiderio o un comportamento violento erano la documentazione della sua tormentata vita. Un’appassionata e furiosa autobiografia tra ombre oscure e un mondo illuminato di tanto bagliore.

Una delle tele che più rappresentano il possente impatto tra luce e ombre  è quella che il marchese Vincenzo Giustiniani, un amico del cardinale Del Monte, commissionò a Caravaggio, il dipinto “Amor vincit omnia”, 1602-1603 (olio su tela, 156×113 cm. Gemäldegalerie, Berlino). Il dio Cupido alato, fiero della sua appariscente nudità, con arco e frecce calpesta sotto i suoi piedi i simboli delle arti di guerra e delle scienze incontestabili.

L’omicidio di Tomassoni

Caravaggio fu citato spesso in tribunale per comportamenti rissosi, portava sempre una spada e un pugnale “sono al servizio del cardinale Del Monte” ricusava a chi gli contestava che non ne aveva il permesso.

Ma nel maggio del 1606, per una partita di pallacorda o per questioni d’onore per una donna, in un duello uccise un uomo di nome Ranuccio Tomassoni di Terni appartenente ad una famiglia di militari della consorteria filospagnola, fratello del caporione di Campo Marzio, un rione di Roma. Gli storici discordano sui motivi  ma pare che il delitto sia avvenuto nel tentativo di castrarlo perché sulla vittima fu riscontrato un taglio all’inguine.

Studi recenti indicano che l’artista fu provocato e che l’aggressore sia stato il Tomassoni il quale spostandosi indietro, inciampò mentre la stoccata di Caravaggio lo raggiungeva con esito fatale (S. Corradini, Caravaggio, materiali per un processo, Roma 1993, p.70-72).

Qualunque sia stato il motivo del contendere, Caravaggio subì il bando capitale, una sentenza pronunciata dal papa Paolo V Borghese, (l’ostinato persecutore di Galileo), accordando la licenza nello stato pontificio a chiunque di uccidere il pittore ed essere ricompensato ostentando la sua testa decapitata quale testimonianza che la giustizia era stata fatta.

La fuga a Napoli

Fuggito da Roma per evitare il processo, Caravaggio si rifugiò nel Palazzo dei Colonna, nei Colli Albani sopra la città, dove dipinse un’altra versione dell’episodio biblico “Cena di Emmaus”, 1606 (olio su tela, 141×175 cm. Pinacoteca di Brera, Milano).

La protezione di cui godeva lo spinse a fuggire ancora più lontano da Roma verso Napoli, la città più popolosa d’Europa dopo Parigi in quel periodo. Qui, insperabilmente, viene accolto con clamore e ha l’occasione di dipingere tanti altri capolavori.

Tra le molteplici commissioni troviamo una delle pale d’altare più toccanti dedicata alla cura dei malati e dei poveri “Le sette opere di misericordia”, 1607 (olio su tela, 390 cm × 260 cm. Pio Monte della Misericordia, Napoli).

Altri dipinti del periodo napoletano sono:  “Flagellazione di Cristo”, 1607 (olio su tela, 286 cm × 213 cm. Museo di Capodimonte, Napoli) e la “Crocifissione di Sant’Andrea, 1607 (olio su tela, 202,5×152,7 cm. Cleveland Museum of Art, Cleveland).

Soggiorno a Malta (1607-1608)

La marchesa Costanza Colonna suggerì a Caravaggio di allontanarsi ancora di più dall’influenza del papa in Campania incitandolo a fuggire a Malta. Suo figlio Fabrizio Sforza Colonna aveva commesso un delitto e aveva ottenuto il perdono entrando nell’ordine dei Cavalieri. A Malta, Caravaggio, sperando nell’aiuto del Sovrano Ordine dei Cavalieri di Malta, dipinse una serie di ritratti.

Il Gran Maestro dell’Ordine di San Giovanni Alof de Wignacourt, di cui eseguì il ritratto, patrocinò presso il papa a Roma l’autorizzazione alla nomina di Caravaggio a cavaliere di obbedienza dell’Ordine di San Giovanni, nonostante il delitto commesso, e quindi il perdono.

La grazia fu concessa e Caravaggio iniziò a lavorare sul più grande di tutti i suoi dipinti “Decapitazione di San Giovanni Battista”, 1608 (olio su tela, 361×520 cm.) Concattedrale di San Giovanni, La Valletta). L’enorme tela rappresentava il pagamento dovuto da qualsiasi cavaliere per entrare nell’ordine e porta la sua unica firma, scritta col sangue che scaturisce dal collo del Battista .

Con la firma “F. Michelangelo” l’artista lancia il messaggio di aver lavato con il sangue del suo nuovo santo patrono il suo crimine conquistandosi il diritto di definirsi un cavaliere di Malta e quindi d’ora in poi un uomo libero e graziato. Sempre nella capitale maltese realizzò l’opera “San Girolamo scrivente”, 1608 (olio su tela, 117 x 157 cm. Concattedrale di San Giovanni, La Valletta).

Pochi giorni prima della commemorazione della decapitazione di San Giovanni, Caravaggio fu imprigionato per l’aggressione con la pistola del cavaliere di giustizia Giovanni Rodomonte Roero. Riuscì a sfuggire alla guardia del castello e raggiungere una barca che lo attendeva di sotto per sbarcarlo a Siracusa.

Sicilia (1608-1609)

Nell’isola Caravaggio influenzerà notevolmente col suo stile molti artisti detti “caravaggeschi“, tra cui Alonzo Rodriguez e il suo vecchio amico di Roma Mario Minniti che ora era sposato e viveva in città.

Grazie alla sua fama, ovunque nell’isola a Caravaggio furono commissionate opere prestigiose e ben remunerate. Tra queste vi sono “Seppellimento di Santa Lucia” 1608 (olio su tela, 408×300 cm. Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, Siracusa), “Resurrezione di Lazzaro”, 1609 (olio su tela, 380×275 cm.)  e “Adorazione dei pastori” 1609 (olio su tela, 314×211 cm) entrambe le opere al Museo regionale di Messina.

Il tempestoso vagabondare lo porta a Palermo, dove Caravaggio trascorse l’ultimo periodo siciliano. Qui l’Ordine francescano gli commissionò il dipinto “Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi”, per l’Oratorio di San Lorenzo da cui l’opera fu trafugata nell’ottobre del 1969 e non ancora ritrovata.

L’FBI ha inserito la “Natività” nella lista mondiale dei dieci capolavori rubati più prestigiosi in quanto il suo valore di mercato si aggirerebbe oggi intorno ai 20 milioni di dollari.

La morte a Porto Ercole (1610)

Nel breve ritorno a Napoli il pittore realizzò altri famosi dipinti, tra i quali le sue ultime opere “Il martirio di Sant’Orsola”, 1610 (olio su tela, 140.5 cm × 170.5 cm. Palazzo Zevallos Stigliano, Napoli) e “Il Martirio di San Pietro”, olio su tela, 94×125,5 cm. Metropolitan Museum of Art, New York).” Con l’aiuto di Costanza Colonna, continuava a negoziare il perdono con il cardinale Scipione Borghese.

Nel luglio del 1610, sperando che fosse stato finalmente concesso, Caravaggio partì per Roma su una scialuppa, carico di numerosi dipinti che sperava di offrire a Scipione Borghese in cambio della sua clemenza. Contava di giungere al porto di Palo di Ladispoli vicino Roma ma per ragioni inspiegabili fu arrestato.

Le sue tele continuarono il viaggio sulla scialuppa, che viaggiava verso la destinazione di Porto Ercole sulla costa toscana. Caravaggio uscì di prigione e si recò a Porto Ercole. Fino a pochi anni fa c’erano dei dubbi che durante il lungo viaggio fosse morto sulla spiaggia della Feniglia, nei pressi di Porto Ercole (dove una stele ricorda l’evento).

La località della sua morte è stata confermata dalla scoperta di un documento nei registri della parrocchia di Sant’Erasmo a Porto Ercole. È stato rinvenuto l’atto di morte del Caravaggio nel 2001; in un registro del 1656 si cita testualmente “A dì. 18 luglio 1610 nel ospitale di S. Maria Ausiliatrice morse Michel Angelo Merisi da Caravaggio dipintore per malattia”. L’artista non seppe mai che il papa gli aveva concesso il perdono.

La causa della morte di Caravaggio era stata circondata dal mistero per alcuni secoli, ma nel 2010, una equipe di scienziati ha studiato i resti di Caravaggio ed ha scoperto alti livelli di piombo nelle sue ossa.

Il piombo era un pigmento insostituibile nella preparazione dei colori che erano impastati manualmente. I livelli riscontrati sul pittore lombardo risultavano abbastanza alti, e c’era il sospetto di aver fatto impazzire il pittore, lo stesso sospetto che l’avvelenamento da piombo “il morbo dei pittori” abbia ucciso anche Francisco Goya e Vincent van Goog.

Il genio dimenticato

Per circa tre secoli, a causa delle sue vicissitudini con la legge, Caravaggio fu dimenticato. Lo stile carico di intenso realismo non fu compreso subito con l’avvento del Barocco e del manierismo settecentesco. Un grande artista tanto dimenticato che persino le sue opere furono attribuite ad altri.

Il pittore del classico stile barocco francese Poussin, guardando la tela “La morte della Vergine” di Caravaggio, gridò: “Non lo guarderò, è disgustoso. Quell’uomo è nato per distruggere l’arte della pittura. Un dipinto così volgare può essere opera di un uomo volgare. La bruttezza dei suoi dipinti lo porterà all’inferno”.

Fino al XIX secolo fu stroncato dai critici d’arte come John Ruskin, un nemico del Barocco, che nel descrivere le tele di Caravaggio le definiva pieni di “orrore, bruttezza e oscenità del peccato”. 

I suoi capolavori hanno conquistato la popolarità soprattutto nel XX secolo. Al critico e accademico Roberto Longhi si deve la rivalutazione internazionale di Caravaggio e la valorizzazione della sua influenza sulla pittura barocca del ‘600.

Si parla di Michelangelo di Caravaggio, definendolo ora un maestro dell’ombra, ora della luce. E’ stato dimenticato. Senza di lui non ci sarebbero stati Ribera, Vermeer, La Tour e Rembrandt. E Delacroix, Courbet, Manet avrebbero dipinto in altro modo” (Roberto Longhi).

Odiato in vita e dimenticato per secoli il genio artistico splende della sua immensa luce coinvolgendo sempre più un crescente numero di appassionati che vanno sulle orme di Caravaggio per visitare e ammirare i suoi dipinti ovunque nel mondo. Nelle sue opere si percepisce qualcosa di incredibilmente potente ed è impossibile non essere toccati dalla loro profondità.

L’eredità (Il Caravaggismo)

Il pittore che dava i natali al Barocco ebbe grande rinomanza per i rivoluzionari soggetti e stili nella pittura, con rappresentazioni teatrali di figure che esprimevano gesti drammatici con veementi contrasti di luce e buio.

Il termine Caravaggismo è associato allo stile del pittore italiano e il suo nuovo modo di dipingere attirò molti seguaci, tra cui molti pittori in Francia, nelle Fiandre e divenne popolare tra gli artisti del nord Europa soprattutto gli olandesi con il Gruppo di Utrecht.

Pur non avendo avuto allievi diretti Caravaggio ha segnato una netta linea divisoria con il suo stile intenso e realistico nell’arte pittorica del tempo. Il “Caravaggismo” fu la nuova forza dominante a Roma durante il primo decennio del XVII secolo e successivamente ebbe un’enorme influenza fuori dall’Italia.

L’eredità artistica di Caravaggio si riscontra nella imponente influenza su grandi pittori dei secoli successivi come Rembrandt in Olanda e Diego Velázquez in Spagna a Théodore Géricault in Francia.

Molte personaggi e registi famosi nel cinema, come Pier Paolo Pasolini e Martin Scorsese si sono ispirati palesemente alla sua emozionante e tragica intuizione di concepire una scena e il controllo originale di luci e ombre. L’influente storico dell’arte Bernard Berenson sull’arte di Caravaggio ha scritto: “Ad eccezione di Michelangelo, nessun altro pittore italiano esercitò un’influenza così grande”.

Caravaggio: Opere più importanti

Giovane con canestra di frutta (1593-94)

Caravaggio. Ragazzo con canestro di frutta, 1593 - Olio su Tela

Ragazzo con canestro di frutta, 1593. Tecnica: olio su tela, 70 cm × 67 cm. Galleria Borghese, Roma

La geniale tavolozza del pittore lombardo si esalta già dalle prime opere giovanili come in questa tela dove spicca la forza e il carattere del corpo a mezzo busto sopraffatto da una varietà di frutta. Un bouquet succulento quanto tattile e visivo che sembra sprigionare profumi della natura. Lo sguardo perentorio del ragazzo e la sua seminudità coperta dal panno bianco assumono a simbolo di sensualità ostentata.

Bacco, (1596-98)

Caravaggio. Bacco, 1956-58. Tecnica: olio su tela, 95 x 85 cm.. Galleria degli Uffizi, Firenze.
Bacco, 1956-58. Tecnica: olio su tela, 95 x 85 cm.. Galleria degli Uffizi, Firenze.

Simbolo della sacralità, il dio del vino sembra estendere il calice ai mortali, in un invito a unirsi a lui. Una ghirlanda di foglie di vite orna i capelli a grappoli d’uva e nelle sue mani una bottiglia di vino cristallina domina su un vaso di frutta ora fresca ora marcia. Una brocca solitaria contrasta con il giovane corpo morbido, flessuoso e muscoloso, che vive di una luce pura e armoniosa danzando sulla sua carne liscia.

Canestra di frutta, (1599)

Giuditta e Oloferne, (1599)

Vocazione di San Matteo, 1600)

Il Martirio di San Matteo, (1600)

Morte della Vergine, (1604)

Maddalena in estasi (1606)

Adorazione dei pastori (1609)

Martirio di sant’Orsola (1610)

Film e documentari

Sulla vita dell’artista sono stati girati due film:

  • “Caravaggio”, diretto da Derek Jarman
  • “Caravaggio, il pittore maledetto”, diretto da Goffredo Alessandrini

Più recentemente è stato realizzato un documentario:

“Caravaggio – l’anima e il sangue”

Con il supporto di una tecnologia moderna, con le ingegnose innovazioni di ripresa delle immagini ed evolute tecniche digitali, Jesus Garces Lambert firma la regia del documentario “Caravaggio l’anima e il sangue”.

Nel film l’obiettivo alle tele si è sostituito allo sguardo del pittore creando nello spettatore un punto di vista inimmaginabile per l’occhio umano. La percezione quasi tridimensionale di penetrare nelle opere, nel dettaglio della trama e nelle pennellate sulla tela, esasperano al contempo la luce contro il buio, caratteristica stilistica dei dipinti e delle pale d’altare di Caravaggio.

Il lirismo dell’artista si evince dal connubio affascinante tra una lezione di storia dell’arte ed un coinvolgente documentario sul travagliato e drammatico vagabondare di Michelangelo Merisi in molte città.

L’analisi sugli impenetrabili rapporti di potere della chiesa e la storia sul finire del XVI secolo sono il dritto e il rovescio di una medaglia che ammalia lo spettatore appiccicandolo allo schermo. Nello scorrere di circa 120 minuti assistiamo ai primi insegnamenti della scuola lombarda e l’evoluzione artistica del genio imperfetto che ha segnato la storia dell’arte dei secoli successivi.