In collaborazione con Katarte.it

Amedeo Modigliani

Nascita: 12 luglio 1884, Livorno

Morte: 24 gennaio 1920, Parigi

nome_artista

Pittore, disegnatore e scultore, Amedeo Modigliani, “Modi” o “Dedo” come lo chiamavano i suoi amici, o pittore “maudit” (maledetto) è stato “l’ultimo bohémien di Montmartre”. Tra gli artisti moderni ha saputo condensare come nessun altro in modo così assoluto l’essenza della natura di un corpo.

Il percorso artistico di Modigliani si svolge nel mezzo della prima guerra mondiale, un periodo colmo di sconvolgimenti sociali. Già di salute delicata, si stabilisce ad appena ventidue anni nella Parigi che nei primi decenni del xx secolo era un avvicendarsi di incontenibili fenomeni artistici d’avanguardia con nuovi linguaggi pittorici e plastici.

Lussurioso, acuto e originale, Amedeo Modigliani, uno dei pittori più amati e influenti del XX secolo, personifica appieno l’artista bohémien con una vita travagliata, tra arte a volte struggente, malattia, consumo di alcol e abuso di droghe.

Biografia

Ultimo di quattro figli, Amedeo Clemente Modigliani nacque a Livorno in un ambiente familiare colto di mercanti ed imprenditori. Il padre Flaminio Modigliani era un giovane ingegnere proprietario di società agricole e minerarie in Sardegna. La madre, Eugénie Garsin, francese, ebrea sefardita come il marito (discendente da marrani portoghesi), era una donna determinata.

Quando nacque Amedeo Modigliani, le imprese di famiglia attraversavano una fase di crisi dovuta principalmente alla caduta del valore del metallo. A tal punto che gli ufficiali giudiziari si presentarono alla porta della casa dei Modigliani, ma non poterono espropriare i beni in quanto Eugénie era incinta di Amedeo ed era all’epoca vietato il sequestro del letto di una donna partoriente. La stessa Eugénie astutamente salvò gli oggetti più preziosi della casa ammucchiandoli sopra il suo letto.

Negli anni seguenti la madre Eugénie, riuscì ad evitare il fallimento delle aziende di famiglia, grazie ai proventi della scuola materna ed elementare da lei fondata assieme alle sue due sorelle, ma anche dalle lezioni private e dall’attività di traduttrice e critica letteraria.

Modigliani da giovane (1884- 1897)

Mamma Eugénie si interessò personalmente dell’istruzione dei figli, in particolare quella di Amedeo, che fin da giovane soffriva di una salute assai cagionevole. Fin dall’adolescenza Amedeo infatti fu afflitto da problemi di salute: a 11 anni un attacco di pleurite, febbre tifoide all’età di 14 anni, quindi i primi sintomi della tubercolosi due anni dopo. Il legame così stretto con la madre è proseguito fino all’età di 10 anni.

La malattia si manifestò in una forma così grave da costringere il giovane ad abbandonare gli studi e ad effettuare alcuni soggiorni in un viaggio nel sud Italia: Napoli, Capri, Roma e Amalfi, dai quali trasse discreto giovamento.

Fin dalla tenera età Modigliani mostrò una grande passione per la pittura ed il disegno, che esercitava con schizzi e ritratti su carta.

La formazione (1898 – 1900)

Nel 1898 Modigliani intraprese ufficialmente lo studio della pittura. Aveva appena quattordici anni quando, durante un forte attacco di febbre tifoide, delirante, supplicò la madre di portarlo a Firenze per vedere i dipinti dei grandi maestri del Rinascimento.

Sua madre, rendendosi conto di quanto fosse profonda la sua passione per le arti, una volta guarito, lo iscrisse a lezioni presso il miglior maestro di pittura della sua città, Guglielmo Micheli (allievo del celebre Giovanni Fattori).

Alla bottega del Micheli studiò per due anni, dal 1898 al 1900, dove apprese le tecniche paesaggistiche, ma anche l’arte italiana dell’Ottocento, nature morte, ritrattistica e soprattutto lo studio del nudo, dove mostrò al meglio le sue attitudini ed il suo talento.

Le prime influenze: i Macchiaioli

L’ossessione per il paesaggio che caratterizzò il movimento dei Macchiaioli di cui Micheli era esponente, pur influenzandolo, non incontrò mai il favore del giovane Modigliani. Opponendosi al dogma dei macchiaioli “il colore invece che il disegno” non accettava l’invito rivolto dal maestro agli allievi di dipingere en plein air, provando maggior piacere nel disegnare nei caffè o dipingendo al chiuso, soprattutto nel suo studio.

Fu in questo periodo che Modigliani imparò le basi della pittura, conobbe Renato Natali e Oscar Ghiglia, avvicinandosi allo stesso Fattori e a Silvestro Lega. Nei pochi paesaggi realizzati, il giovane livornese optò per un cromatismo in stile proto-cubista molto più vicino a Cézanne che ai Macchiaioli.

Nonostante il suo dissenso al movimento dei Macchiaioli, Modigliani conquistò le simpatie del suo insegnante, che lo soprannominò “Superman”, non solo per la sua abilità nella pittura, ma anche perché declamava spesso citazioni tratte da “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche e da “I Canti di Maldoror” del Conte di Lautréamont. Retaggi culturali di studi fatti in casa con il nonno e con la mamma Eugénie che lo avevano avviato allo studio dei classici italiani, Dante, D’Annunzio ed altra letteratura europea.

Firenze. La Scuola Libera del Nudo (1902)

Amedeo Modigliani nel 1902 si iscrisse assieme all’amico Oscar Ghiglia presso la Libera Scuola del Nudo diretta dal Fattori all’interno dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Visita il Palazzo Vecchio, le gallerie del Museo degli Uffizi, Palazzi Pitti e il Bargello. Guardava con ammirazione le epoche precedenti, rimanendo impressionato dalla pittura del Rinascimento italiano, dalla scuola Fiamminga, da quella francese e dall’estensione verticale tipica della pittura gotica.

Nelle opere di BotticelliPrimavera” e “Nascita di Venere” ha ammirato ed annotato il fenomeno del collo allungato, visto come una esaltazione verso il soprannaturale. Elementi che lo hanno affascinato e custoditi nell’animo per poi elaborarli nel suo stile.

Ma un forte turbamento lo colse quando vide le statue di Donatello, Michelangelo e del Cellini che lo fulminarono come una rivelazione, tanto da convincere il giovane Amedeo ad indirizzare il suo percorso artistico verso la scultura piuttosto che la pittura.

Venezia (1903-1905)

Lasciò Firenze nel 1903 per Venezia dove si iscrisse all’Accademia di Belle Arti ma con scarsa frequenza, preferendo girovagare per la città disegnare al caffè o al bordello e dedicarsi ai piaceri del sesso, dell’alcol e dell’hashish.

Fece conoscenza con gli artisti Ardengo Soffici e Ortiz de Zàrate con il quale scoprì la Biennale d’Arte Moderna e le tendenze artistiche europee, con uno sguardo specifico alle opere di Paul Cézanne e Van Gogh.

Prese contatto con un gruppo illustre di artisti come Umberto Boccioni, Fabio Mauroner, Mario Crepet, Ardengo Soffici e Guido Cadorin. Tali assidui incontri con il fior fiore della vita intellettuale e artistica di Venezia nei caffè, tra i quali il famoso Florian, lo stimolarono artisticamente e intellettualmente.

Sulla facciata di un edificio in Fondamenta San Basegio, dove Amedeo Modigliani aveva il suo studio a Venezia nel 1905, a riprova di quel momento intenso e fecondo, una targa riporta la citazione tratta da una lettera di Amedeo al pittore e amico livornese Oscar Ghiglia.

“Da Venezia ho ricevuto gli insegnamenti più preziosi della vita;
da Venezia sembra di uscirmene adesso come accresciuto dopo un lavoro …”

Fu proprio a Venezia che Modigliani si avviò al suo percorso di sregolatezza, ha fumato per la prima volta hashish ed ha acquisito come suo obiettivo l’edonismo e il cliché di artista bohémien.

Parigi (1906)

Nel 1906, all’età di 22 anni, Modigliani lasciò Livorno per andare a Parigi che agli inizi del XX secolo che era la capitale dell’arte nel mondo. Il quartiere di Montmartre era un crogiuolo di pittori, scultori, poeti e compositori squattrinati trapiantati lì in cerca di affitti e caffè economici.

Nel quartiere c’era una vecchia fabbrica trasformata dal 1889 in una comune per artisti con tanti piccoli studi, Le Bateau Lavoir. Qui Amedeo incontrò pittori, scultori, letterati e mercanti d’arte d’avanguardia.

Si iscrisse all’Académie Colarossi dove iniziò a disegnare i suoi nudi. A Parigi i poeti André Salmon e Max Jacob e Pablo Picasso furono i suoi primi importanti contatti, e, nel 1907, conobbe Paul Alexandre, amico di molti artisti d’avanguardia e suo futuro mecenate, proprietario de Le Bateau Lavoir.

Alexandre fu il primo ad interessarsi a Modigliani e ad acquistare le sue prime tele per 10-20 franchi ciascuna. Nel 1908 l’artista espose sei dipinti al Salon des Indépendants.

Durante i suoi primi anni a Parigi, Modigliani ha lavorato a un ritmo furioso. Disegnava costantemente, realizzando fino a cento disegni al giorno. Si emozionò davanti ai dipinti post-impressionisti di Cézanne, ammirò molto Toulouse-Lautrec, Matisse, ma alla fine, in un momento in cui altri artisti stavano ponendo le basi per l’astrattismo, ha sviluppato il suo stile unico, non classificabile con quelli di altri pittori.

Contrariamente all’enfasi pittorica del periodo, Modigliani dal 1909 si interessò quasi esclusivamente della scultura, frutto dell’incontro con Constantin Brâncuși, scultore rumeno che l’amico Dr. Paul Alexandre gli aveva presentato. Busti e volti delle modelle e degli amici artisti furono intagliati nella pietra calcare

Dopo un intermezzo di cinque anni iniziato nel 1909,  Modigliani, a causa della sua salute fragile, nel 1914 fu costretto a rinunciare alla scultura e Paul Guillaume (diventato il suo mercante) lo esorta a dipingere e lo incoraggia nel suo filone prediletto, la ritrattistica.

L’anno 1916 fu segnato dall’incontro di Léopold Zborowski divenuto il suo secondo mercante che per ovvie ragioni commerciali lo spronò ad un nuovo genere mai esplorato dall’artista, una serie di nudi, che avevano il vantaggio di poterli vendere a differenza dei ritratti.

Due ritorni a Livorno (1909-1912)

Il primo ritorno a Livorno avvenne nell’estate del 1909 perché sua zia Laura Garsin, in visita all’Alveare, una città di artisti vicino Parigi, lo trovò in cattive condizioni oltre che mal ridotto. Trascorse l’estate con la madre e durante il suo soggiorno Modigliani passò molto tempo nello studio dell’amico pittore, Gino Romiti, e qui iniziò a scolpire alcuni busti che poi mostrò agli amici del Caffè Bardi da lui frequentato.

I presunti amici non credevano a quello che diceva loro sulle avanguardie parigine e, con atteggiamenti invidiosi non apprezzarono il lavoro di Amedeo, anzi colsero l’occasione per denigrarlo, suggerendogli addirittura di gettare le sculture. Gli rimasero fedeli solo Ghiglia e Romiti, che gli prestò la sua officina dove Modigliani realizzò diversi studi e ritratti.

Eugénie, la madre del pittore, annotava che il figlio, da luglio a settembre e dopo un breve soggiorno a Pisa, scriveva assieme alla zia Laura degli articoli a sfondo filosofico-culturale. In questo periodo Modigliani dipinse “Il mendicante di Livorno” allo stile di Cézanne di cui aveva visitato la retrospettiva parigina del 1907, e che aveva provocato una svolta artistica per molti dei giovani pittori della capitale francese.

Nel 1912 gli amici parigini di Amedeo lo trovarono svenuto nel suo studio e fecero una colletta per rimandarlo a casa. Fu il secondo ritorno a Livorno durante l’estate per riprendere le forze e lavorare alla scultura direttamente su pietra.

Nuovi stimoli e nuove esperienze dagli artisti ai quali Modigliani si era ispirato assieme ad una serie di opere tra cui il “Busto di Battista Sforza” di Francesco Laurana che Modigliani utilizzava come modello ideali, lo invogliarono a scolpire una serie di busti e teste con i volti solenni e gli occhi vuoti, senza palpebre o pupille.

Modigliani e le prime sculture

Nonostante alcuni tentativi scoraggianti abbozzati a Livorno, Modigliani non iniziò davvero a scolpire fino al 1909 dopo l’incontro con Brâncuși. Solo per pochi anni dal 1909 al 1914 si dedica quasi esclusivamente sulla scultura.

Modigliani rimase affascinato dalle sculture delle figure africane osservate al dipartimento egiziano del Louvre e dalla scultura Khmer (antica tradizione cambogiana) e le maschere della Costa d’Avorio e della Liberia al museo etnografico del Trocadéro.

Da questa visione di statuaria antica ha assorbito la passione per la forte tensione e l’enorme forza espressiva. Stimolato e influenzato dal maestro, comincia a creare forme scultoree stilizzate che poi saranno tradotte nelle sue tele: collo e volti lunghi, occhi a mandorla e vuoti.

Paul Alexandre lo ha ricordato così: “disegnava febbrilmente con una velocità incredibile… Scolpiva allo stesso modo. Ha disegnato a lungo, poi ha attaccato direttamente il blocco”.

Nei suoi appunti Modigliani ha cercato di applicare l’infatuazione che ha sempre avuto per tutta la vita per il disegno dal vero, limitare i volumi con i suoi contorni marcandoli con segni netti e ben distinti come a racchiuderli. Per prepararsi alla creazione dei suoi busti, ha intensificato i suoi esperimenti grafici.

Un’ imponente serie di disegni preparatori conferma l’abilità di Modigliani svelandone l’evoluzione creativa. Prima di “affrontare” il blocco di pietra, Modigliani, ancor prima del martello e dello scalpello, disegnava sulla carta e studiava linee e forme analizzandone i dettagli, soprattutto teste allungate, sembianze verticali, quasi idoli. Nel 1912 espone al Salon d’Automne otto teste di pietra, ma con scarso successo.

Teste e Cariatidi

Lo scalpello affrontava risoluto i blocchi di pietra senza riferimenti a modelli di argilla. Di questi anni fanno parte i disegni di Teste e le Cariatidi, dove si riscontrano le suggestioni della statuaria antica testimoniando l’evoluzione dalla scultura alla pittura.

Purtroppo la polvere scaturita dall’irruenza dello scalpello non era però sopportabile per i suoi polmoni già compromessi dalla tubercolosi: gli procurava forti impulsi di tosse tanto che una volta svenne per scarsa ossigenzazione.

L’artista livornese produsse una prestigiosa collezione di sculture in pietra di cui solo ventisei ci sono pervenute, di queste, sedici sono nei musei di tutto il mondo e dieci in collezioni private.

Tutte le sue opere erano teste umane ad eccezione di “Nudo in piedi” del 1912, l’unica scultura in pietra a figura intera ed anche la più grande alta 162,8 cm. venduta per € 43.185.000, stabilendo un nuovo record mondiale d’asta per qualsiasi opera d’arte scultorea dell’artista.

La prima mostra  (1917)

La prima mostra personale di Modigliani si inaugurò nel dicembre del 1917 alla Berthe Weill Gallery. Nella storia dell’arte moderna del XX secolo è stato un evento particolarmente “noto” per l’accoglienza riservata dal pubblico.

La galleria si trovava di fronte ad una stazione di polizia e quando l’ispettore di turno ha notato lo strano affollamento davanti alle vetrine, ha deciso di controllare. Inorridito dai nudi di Modigliani lo ha costretto a chiudere la mostra poche ore dopo l’apertura. Il giorno successivo comunque la mostra è stata riaperta, naturalmente dopo la rimozione dei dipinti contestati.

Oscenità

Bollata con il marchio di “oscenità” la mostra è stata chiusa perché le opere erano ritenute troppo indecenti. Perché i suoi nudi erano così osteggiati? Il motivo era palese ma decisamente nuovo; l’artista livornese dipingeva i nudi in un modo molto spontaneo e diretto riempiendo le tele dei corpi di modelle che fissano negli occhi sfidando gli spettatori.

Nudo seduto con la camicia” del 1917 è uno dei dipinti più sensuali di questo periodo, combinando un disegno accattivante ad effetti pittorici che rievocano il tatto quasi sulla corporeità della modella.

Ha rappresentato nei suoi dipinti le donne nella loro realtà cogliendole nel dettaglio più intimo perfino con i loro peli pubici. Era la prima volta nella storia e questa assoluta novità scioccò il pubblico dell’epoca. Le tele di nudi dipinte da Modigliani tra il 1916 e il 1919 rappresentano quasi la totalità delle sue opere più famose.

Modigliani e le donne

Modigliani, un uomo prestante fisicamente, bello, sensuale ed elegante emanava quel savoir faire tutto italiano e ammiccava sempre le belle ragazze quando gli passavano vicino. Molte furono le relazioni e le fiamme di breve durata consumate dal bel Modì soprattutto con modelle e artiste.

Tra le più importanti, Elvira detta “La Quique“, incontrata in un caffè, cantante e modella figlia di una prostituta, da cui venne subito attratto definendola “una donna fatta per l’amore”. Tre furono i dipinti a lei dedicati dei quali il più famoso è “Elvira, Nudo in piedi” del 1918. La loro relazione fu breve e di natura esclusivamente sessuale.

Quando era ubriaco durante le notti “brave” Amedeo era soccorso da Simone Thiroux, giovane studiosa di medicina, che lo accompagnava spesso a casa offrendogli la sua protezione innamorandosi poi del pittore, che di lei eseguì un solo ritratto nel 1917 “Jeune femme à la guimpe blanche“.

Un amore asfissiante che finì con infastidire l’artista, al punto da non voler riconoscere il figlio che lei portava in grembo. La donna morì di tubercolosi lasciando un figlio illegittimo, che verrà dato in adozione alla famiglia Carlinot-Villette. Quel bimbo diventerà padre Gérald Thiroux-Villette, per l’intera esistenza parroco della chiesetta di Milly-la-Forêt, a sud di Parigi, scomparso il 30 ottobre 2004.

Anna Akhmatova

Nel 1910 Modigliani incontrò il suo primo amore importante, Anna Akhmatova che aveva uno studio nello stesso edificio del pittore. Lui aveva 26 anni, lei 21 ed era sposata. Durante la sua luna di miele a Parigi nel 1910, Anna, che era un giovane talento letterario, si innamorò di lui.

Il respiro dell’arte nella loro storia d’amore si consumò recitando versi e flirtando seduti sulle panchine del Jardin du Luxembourg. Amedeo ha realizzato circa venti ritratti di Anna e diversi intimi nudi, ma ha anche immortalato la sua forza intellettuale nella pietra, un busto dove la poetessa russa è ritratta con sembianze egiziane.

Anna personificava l’idea estetica di perfezione di Modigliani. È in questo periodo che i ritratti di Modigliani iniziano ad assumere le caratteristiche delle sue opere in pietra.

Beatrice Hastings

Nel 1914 è entrata nella vita di Amedeo Beatrice Hastings. La loro storia d’amore è esplosa all’improvviso, colma di tuoni e fulmini. È diventata la sua amante e spesso vittima delle sue furie da ubriaco.

La Hastings era una donna altera e una orgogliosa femminista, scrittrice e critica letteraria. Per firmare i suoi scritti la Hastings usava diversi nomi, ma Amedeo, appassionato lettore di Dante, trovava interessante l’idea che lei avesse scelto per sé proprio il nome della donna amata dall’autore della Divina Commedia.

Era una ragazza strana, che amava mettere in scena se stessa, affermando di essere una poetessa; si era manifestata sulla scena effervescente di Parigi da Londra nel 1914 come corrispondente della rivista progressista The New Age.

Quattordici furono i ritratti della Hastings dipinti da Modigliani nel 1915. La loro relazione è durata solo 2 anni, fino al 1916, conclusasi a causa di personalità decisamente contrastanti.

Jeanne Hébuterne

L’estate del 1917, lo scultore russo Chana Orloff presentò Modigliani a Jeanne Hebuterne, una bellissima studentessa d’arte di 19 anni. Jeanne con il suo talento per il disegno voleva diventare anche lei un’artista e scelse di studiare all’Académie Colarossi. Modigliani era un bell’uomo e attirava molta l’attenzione femminile.

La giovane proveniva da un ambiente molto conservatore e borghese. La sua famiglia fin dall’inizio rifiutò il suo rapporto con Modigliani, che consideravano essere poco più che un senza fissa dimora dissoluto e, ancora peggio, un ebreo.

Jeanne, con il suo collo di cigno sembra una Madonna italiana o preraffaellita e per Modigliani simboleggia la grazia luminosa, la bellezza pura. Dopo l’incontro con la giovane studentessa la tavolozza del pittore si illumina di nuove tonalità.

Nonostante la forte opposizione dei suoi genitori Jeanne e Modigliani decisero di andare a convivere ma loro relazione si dimostrò subito turbolenta e i loro contrasti in pubblico divennero famosi. Nonostante le loro liti, Modigliani ha sempre considerato la Hebuterne come “il suo grande amore”.

Costa azzurra

Nell’autunno del 1918, la coppia si trasferì nel clima più caldo di Nizza, in Costa Azzurra, dove Modigliani sperava di poter curare i problemi ai polmoni causati dalla malattia. Mentre erano a Nizza, è nata la loro figlia Jeanne. A Cannes dipinse quattro paesaggi, i soli di tutta la sua carriera. La primavera successiva, tornarono a Parigi e Jeanne rimase incinta di nuovo.

É stata la sua musa ispiratrice per venticinque ritratti, lei la modella dalle lunghe trecce che incorniciano il viso dove gli occhi chiari si elevano al centro rifulgente del cosmo: lei che Modì chiamava con l’appellativo di “Noix de coco” “Noce di cocco” per il suo viso sempre pallido in netto conflitto con i lunghi capelli rossi.

Un sentimento splendido che non ha mai vissuto con le altre donne nella sua vita. L’amore della giovane pittrice Jeanne per Modigliani era incondizionato fino al punto di confessare che non le dispiaceva che lui bevesse e frequentasse i bar.

École de Paris (Scuola di Parigi)

Fulcro delle principali innovazioni dell’arte moderna, l’École de Paris divenne il centro influente di pittura e scultura in una Parigi diventata una vera calamita, un faro che attirava gli artisti da tutte le parti del mondo. L’École de Paris contribuì alla fioritura dell’arte portando alle straordinarie correnti dell’impressionismo e del post-impressionismo, movimenti artistici che videro la nascita di alcune delle principali innovazioni dell’arte moderna: fauvismo, cubismo, arte astratta e surrealismo.

L’École de Paris era un crescente movimento di critici d’arte e curatori di mostre che si sviluppava soprattutto grazie all’affluire nella capitale francese di artisti, in particolare stranieri, molti dei quali provenienti dall’Europa dell’est che l’avevano eletta come il loro centro di arte moderna.

Pablo Picasso ed Henri Matisse

Tra i precursori dell’École de Paris troviamo nomi eccellenti, maestri riconosciuti a livello universale come Pablo Picasso, Henri Matisse, Chaïm Soutine, Marc Chagall, lo scultore moderno Constantin Brancusi e appunto Amedeo Modigliani, che in questo contesto era il solo a dipingere al chiuso del suo atelier, contrariamente agli altri pittori che operavano all’aperto, nei boschi, in riva ai fiumi, alla ricerca della luce.

Una città in fermento, Parigi, dove nei caffè si respirava la gioia di vivere e dove si scambiavano idee gli artisti cosmopoliti, spesso lottando con la miseria e la fame ma ricchi di idee e di entusiasmo. Con la fine della seconda guerra mondiale si concluse il periodo di massimo splendore della Scuola di Parigi lasciando dal 1950 circa il dominio artistico all’ascesa della Scuola di New York con il suo Astrattismo americano.

I ritratti

I ritratti di Modigliani sono famosi per i colli affusolati e per le linee morbide con cui ha reso magistralmente le profondità dei volti dei soggetti, i loro misteri interiori nascosti negli occhi vuoti a mandorla. Questi capolavori vantavano anche una fama esclusiva in quanto la loro realizzazione non necessitava di nessun ritocco, i ritratti del volto o a mezzo busto, frontali o di profilo, erano nella stesura definitiva. L’artista dipingeva in modo svelto completando le sue tele in una o al massimo due sedute.

Pur in questo contesto di pennelli veloci e pigmenti intensi e caldi, tutte le modelle o i personaggi famosi che avevano posato (sempre seduti) per lui, affermarono che essere effigiati da Modigliani era come farsi spogliare l’anima“. Ciò nonostante in alcuni nudi la posa sensuale del corpo sinuoso della modella si completa con il collo lungo e il volto che sfida lo spettatore in uno sguardo stupefacente ma sperduto tra tenerezza e mistero.

I ritratti degli ultimi anni in particolare sono caratterizzati da una grazia, una poesia e una malinconia inquietanti. “Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi”. Rispondeva così Modigliani alle muse che gli chiedevano come mai, nei suoi ritratti, lasciasse spesso gli occhi bianchi o scuri, assenti e senza vita. Di contro il pittore asseriva con una divertente battuta sul magico intreccio tra eros e pittura “Dipingere una donna è possederla”.

Ritratto di Jeanne Hébuterne” del 1917 è un delicatissimo ritratto di Jeanne con quegli occhi di un azzurro trasparente già smarriti in un sogno irraggiungibile. Coinvolgente la tela “Maternità” realizzata qualche settimana prima della morte dove la figura della donna con in grembo la neonata si sviluppa in una forma piramidale e i cromatismi brillanti dei dipinti precedenti lasciano il posto a colori terrosi e tenui dando profondità alla tela.

Modigliani non ha dipinto ritratti solo di donne, ne ha dipinto una serie di artisti e amici suoi contemporanei a Montparnasse: uno dei più potenti, il Ritratto di Juan Gris. e poi Pablo Picasso, Maurice Utrillo, Chaim Soutine, Moïse Kisling, Diego Rivera, Max Jacob e i debuttanti scrittori Blaise Cendrars e Jean Cocteau, tutti in posa seduti effigiati con interpretazioni stilizzate.

I Nudi

I nudi femminili sono stati i soggetti prediletti da Modigliani, dipinti con uno stile proprio e facilmente riconoscibile di corpi, volti e colli slanciati, rappresentati da una prorompente tavolozza ricca di cromatismi caldi e luminosi.

I nudi realizzati dal pittore livornese sono 22 quelli sdraiati e tredici quelli seduti. Furono commissionati da Léopold Zborowski, suo amico e mecenate che gli fornì materiali artistici, modelli, uno stipendio e un atelier che Zborowsky prense in affitto per farlo lavorare.

La maggior parte di questi capolavori si trovano nei musei, in particolare negli Stati Uniti: il Solomon R. Guggenheim Museum, il Museum of Modern Art e il Metropolitan Museum of Art di New York ciascuno con tre tele. Fuori dagli USA, il Long Museum di Shanghai e la Courtauld Gallery di Londra vantano il possesso delle prestigiose tele rimanenti.

Pur ispirandosi ai grandi maestri del passato come Tiziano, Goya e Velázquez le figure di Modigliani si discostano decisamente per il livello di corporeità sensuale coinvolgente che trasmettono. I suoi nudi sono stati spesso considerati eccessivamente realistici perché raffigurati con i peli del pube, persino giudicati pornografici, ma forse anche per la sua fama di vita lussuriosa che lo accompagnò nella sua avventura parigina.

Tra i suoi nudi più famosi, ricco di una tonalità calda e terrosa molto naturale, troviamo l’opera “Nudo sdraiato” del 1917, una tela che raggiunse la somma record tutt’ora in vigore per l’artista di 170,4 milioni di dollari, uno dei più costosi al mondo, acquistato dall’imprenditore cinese Liu Yigian.

Gli anni della maturità (1918-1919)

Gli anni della maturità trovano riscontro in un periodo in cui l’arte d’avanguardia stava sperimentando la scomposizione delle forme, Modigliani ne mantenne fermamente la loro interezza, diventando un caposcuola del ritratto. Sempre individuale e stravagante, sviluppò uno stile dove riusciva ad intuire lo spirito dei suoi modelli in modo così penetrante come se interloquissero in un silenzio di complicità con l’artista, si confidassero.

Gli sfondi degli spazi stretti volutamente ruvidi dove le sottili modulazioni fanno risaltare i lineamenti della figura, testimoniano l’urgente ricerca espressiva del pittore, un intenso sforzo per impossessarsi dell’identità stessa di chi gli posava di fronte. Nelle ultime tele, le forme dei soggetti di Modigliani si calmarono distendendosi in un’innegabile ricerca di eleganza.

Non solo i nudi e i ritratti famosi ma anche caricature come quella del suo mecenate, Paul Guillaume, di un Picasso irriconoscibile con la faccia gonfia, di un Diego Rivera che riempie la tela di energia rotolante. Tutti ritratti nell’intimità della vita che Modigliani ha immortalato con estrema verità cancellando in modo energico le illazioni di alcuni critici che con scetticismo, hanno insinuato per anni che l’artista si ripeteva nei suoi ritratti.

1920: La morte  a Parigi

IL 22 gennaio Moïse Kisling e Manuel Ortiz de Zárate lo trovarono privo di sensi nel suo studio; venne portato all’Ospedale della Charité dove in serata smise di vivere.

La morte di Amedeo Modigliani avvenne a Parigi nel 1920 quando aveva appena 35 anni, devastato soprattutto dalla tubercolosi e da anni di abuso di alcool e sostanze stupefacenti. Il suo carissimo amico André Salmon scrisse “Mio caro Warnod, voglia annunciare la morte del nostro povero amico, il pittore Amedeo Modigliani di cui conosce l’opera. Gli faremo dei bellissimi funerali. Ci si riunirà questo martedì, 27 gennaio, alle 14,30 al Charité. Inumazione al Père-Lachaise. Grazie e mi stia bene”. 

André Warnod, il giorno dopo riportò di rimando “Furono magnifiche esequie, a cui presenziarono Montparnasse e Montmartre: pittori, scultori, poeti e modelli. Il loro straordinario corteo scortava il carro funebre coperto di fiori trainato da quattro cavalli. Al suo passaggio, a tutti gli incroci, gli agenti della polizia si mettevano sull’attenti e facevano il saluto militare. Modigliani salutato proprio da coloro che l’avevano tanto spesso ingiuriato! Che rivincita!”.

Una folla immensa accompagnò il feretro del pittore e tutte le ragazze di Montparnasse lo omaggiarono portando fiori a Modì. Più di duecento artisti lo accompagnarono al cimitero con un funerale principesco, grazie agli sforzi dei suoi amici del mondo dell’arte che pagarono le esequie.

Il suicidio di Jeanne

Se la sua prematura scomparsa dovuta ad una meningite tubercolare sembra drammatica, la tragedia doveva continuare. Il giorno dopo la morte la sua musa e compagna Jeanne Hébuterne, si suicidò lanciandosi dalla finestra dal quinto piano della casa dei genitori dove era tornata, uccidendo se stessa e il suo bambino non ancora nato.

I due feretri furono sepolti separatamente, Modigliani nel cimitero di Père Lachaise e la sua amata al Cimetière de Bagneux non lontano da Parigi. La famiglia di Jeanne, che tanto aveva osteggiato questa unione, solo nel 1930 acconsentì che i suoi resti fossero trasferiti al cimitero di Père Lachaise per riposare accanto a Modigliani.

Una singola lapide rende omaggio ai due amanti. L’epitaffio recita: “Colpito dalla morte nel momento della gloria” e “Compagna devota all’estremo sacrificio”. La storia di Jeanne con il famoso artista è una delle storie d’amore più tragiche del mondo dell’arte.

L’eredità artistica

L’eredità artistica di Modigliani può essere riassunta nelle parole che lo scultore Jacob Epstein, amico di Modigliani, ha detto: “La leggenda dell’artista dissoluto è solo una leggenda. Ciò che la leggenda ci regala è un’implausibile caricatura di un uomo, un pittore che ha lasciato solo un corpo di leggende. Amedeo Modigliani ha lasciato l’opera d’arte di una vita”.

Il pittore livornese, lavorando in modo istintivo, senza teorizzare, forse non era consapevole del suo contributo all’evoluzione delle forme. I suoi nudi e i ritratti in particolare, hanno aperto una tecnica e uno stile cosi nuovi da proiettarlo con il titolo di principe del nudo nella storia dell’arte moderna.

La sua tavolozza, ora furente e scintillante, ora sobria e terrosa, era chiusa nel suo studio ma ne ha potuto delineare un leader senza tempo nel mondo della ritrattistica. Il suo lavoro sempre più incessante e tumultuoso ne ha fatto un maestro del suo tempo influenzando i sui suoi contemporanei e i sui suoi successori.

Non ha vissuto la meritata gloria della sua arte, delle sue opere, mai in vita fu personaggio degno di ammirazione. Dopo la morte, l’indifferenza e l’incomprensione hanno lasciato il campo ai meriti e all’originalità dell’artista. La leggenda adesso precede l’uomo marchiato da una vita tormentata, da un destino infelice, da un’esistenza segnata da vizi ed eccessi.

I falsi di Modigliani

Sui falsi di Modigliani, galleristi, storici, esperti o presunti tali si sono scontrati con la diffidenza che ha accompagnato da sempre i suoi quadri copiati perfino durante la sua vita. É un vero Modigliani o no? La morte di Modigliani aveva innescato un proliferare di falsificazioni che hanno complicato l’autenticazione delle sue opere.

Sono 337 le opere accreditate come originali nel catalogo di Ambrogio Ceroni del 1990, e quello successivo di Marc Restellini del 1997. Una nuova opera sarà pubblicata prossimamente, il “Catalogo ragionato dell’opera di Amedeo Modigliani” grazie alle ricerche del Wildenstein Institute e dell’Institut Restellini di Parigi.

Queste ricerche sono basate su un gruppo eccezionale di archivi, compresi quelli di Zborowski, Netter, Guillaume e Dutilleul, che portano a circa 437 i dipinti di Modigliani escluse le sculture. Il nuovo catalogo stenta a essere pubblicato per una diatriba legale che Marc Restellini ha intentato al Wildenstein Plattner Institute, un’organizzazione senza scopo di lucro di New York, per diritti di copyright su parte degli archivi.

Molti falsi sono oggi in circolazione, contesi nel mercato internazionale facendo scaturire un volume d’affari di alcuni miliardi. Carlo Pepi, collezionista e massimo esperto dell’opera di Amedeo Modigliani, ha rivelato negli anni molte opere false e contraffatte firmate addirittura dall’autore. L’Associazione Casa Natale Modigliani, nata a Livorno nel 1995 e diretta da Giorgio Guastalla, racchiude la documentazione didattica e fotografica della vita artistica e dell’opera di Modigliani.

Qui hanno sede anche gli Archivi Legali Amedeo Modi­gliani di Livorno, emanazione degli Archives Légales di Parigi. Vi si organizzano eventi e mostre di artisti amici di Modigliani e pittori che si sono ispirati alle sue opere come Mimmo Rotella, Piero Cascella, Enrico Baj, Renato Guttuso etc. e di artisti contemporanei seguaci del pittore livornese.

La beffa del 1984

Da molti anni a Livorno aleggiava una leggenda: Modigliani deriso dalle critiche degli amici settantacinque anni prima, deluso, si sarebbe sbarazzato delle sculture gettandole nel canale che attraversa la città. Per il centenario della nascita dell’artista, nell’estate del 1984 nella città di Modigliani, la leggenda riprese vigore e si decise di dragare i fossi per cercare queste teste.

Dopo alcuni giorni di sterili ricerche, la scoperta eccezionale: furono pescate tre teste scolpite “alla maniera di Modì”, con linee stilizzate. L’evento fece clamore e la città fu invasa da troupe televisive e turisti e molti illustri critici ed esperti d’arte confermarono l’autenticità delle teste.

Ben presto la grande scoperta lasciò il posto alla farsa del secolo, uno scherno clamoroso di tre giovani studenti che confessarono sulle pagine di un famoso quotidiano italiano, di aver realizzato una delle teste ritrovate “scolpendola” con un trapano, dimostrandolo perfino in diretta TV.

Delle altre due teste, il vero autore, Angelo Froglia, aspirante artista ha confessato di averle realizzate non per semplice scherzo, come gli altri ragazzi, ma per smascherare il potere persuasivo dei mass media sconfessando l’infallibilità dei critici d’arte. Il mondo della critica d’arte fu travolto dallo scandalo perché i critici favorevoli all’autenticità dei manufatti furono smentiti pubblicamente.

Cinema

Molte le trasposizioni cinematografiche sulla vita del pittore considerato nel mondo come il maestro moderno del nudo femminile e del ritratto. Famose star dello schermo si sono calati nei panni dell’artista livornese che operò a Montparnasse nei primi anni ’20. Tra questi segnaliamo:

Montparnasse 19 (1958)

(Les Amants de Montparnasse ), del 1958, diretto da Jacques Becker, Francia, con gli attori  Gérard Philipe e Anouk Aimée. La pellicola descrive gli ultimi anni del pittore livornese, dalla fine della prima guerra mondiale alla sua morte nel 1920, a Montparnasse, che all’epoca era in pieno sviluppo artistico.

Modì (1989)

Il film racconta la breve e non sempre felice vita di uno dei massimi esponenti della pittura contemporanea, Amedeo Modigliani, detto Modì; un percorso consumato tra passioni infelici e deliri artistici. Prodotto da Rai Cinema, Regia di Franco Brogi Taviani con interpreti Richard Berry ed Elide Melli.

I colori dell’anima (2004)

Film americano con la regia di Mick Davis. Il film, biografico, narra la storia dell’aspra rivalità di Modigliani con Pablo Picasso e della sua tragica storia d’amore con Jeanne Hebuterne, tra le droghe ed i frequenti attacchi della malattia. Protagonisti la star Andy Garcia ed Elsa Zylberstein (Jeanne Hébuterne).

Modigliani: Opere più importanti

Nudo sdraiato, 1917

Modigliani. Amedeo Modigliani. Tecnica: Olio su tela, 60 x 92. Collezione privata, Cina
Nudo Sdraiato, 1917. Tecnica: Olio su tela, 60 x 92. Collezione privata, Cina

La partitura cromatica e compositiva di Modigliani si manifesta in questo nudo con le tonalità assolute della sua creatività. L’equilibrio tra l’eleganza delle linee arrotondate ed essenziali si celebra con l’esuberanza carnale delle vellutate superfici muliebri. Il quadro, battuto all’asta nel 2015 per 170,4 milioni di dollari, è il più costoso tra le opere del pittore.

Ritratto di Jeanne Hébuterne,1917

Modigliani. Amedeo Modigliani. Ritratto di Jeanne Hébuterne, 1917
Ritratto di Jeanne Hébuterne, 1917. Tecnica: Olio su tela, 55 x 38 cm. Collezione privata, Giappone

In questo Ritratto, Modigliani indugia col pennello sugli occhi dipinti con pigmenti cromatici azzurri per esaltare la profondità della luce. La posizione ascensionale del viso e del collo svetta nella sua lunghezza completato dalla mano che divide il piano del décolleté. Il colore timbrico e l’impasto tonale ruvido della sua tavolozza miscelano l’armonia delle forme realizzando un dipinto sublime.

Nudo disteso (sul lato sinistro) 1917

Modigliani. Amedeo Modigliani. Nudo (sul lato sinistro), 1917
Nudo (sul lato sinistro), 1917. Tecnica: Olio su tela, 90 x 146. Collezione privata, Parigi

Il ritmo delle curve e l’incisività dei contorni rendono la carnalità della modella vibrante e materica. Il gioco vorticoso delle campiture policrome vertono sul colore roseo del corpo che si dondola sul bianco del letto contrastante col fondo terroso. La cadenza dei lineamenti ha il suo fulcro sui glutei che si estendono tra le gambe e la schiena dominata da un volto pungente.

Ritratto di Juan Gris, 1915

Ritratto di Picasso,1915

Ritratto di Beatrice Hastings, 1915

Nudo seduto con camicia, 1917

Jeanne Hébuterne con cappello e collana, 1917

Testa, 1910-12

Ritratto di Leopold Zborowski, 1918

Elvira nuda in piedi,1918

Maternità, 1919

Citazioni

“La vita è un dono, dei pochi ai molti, di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno”

“La felicità è un angelo dal volto serio”

“Il futuro dell’arte si trova nel viso di una donna… Picasso, come si fa l’amore con un cubo?”

“La funzione dell’arte è di combattere contro le imposizioni”

“Con un occhio cerca nel mondo esterno, mentre con l’altro cerchi dentro di te”

“Il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni”

“Quello che cerco non è né la realtà né l’irrealtà, ma l’inconscio, il mistero dell’istinto nella razza umana”

“Voglio che la mia vita sia un torrente fertile che attraversa la terra con gioia”

“Sono io stesso lo strumento delle potenti forze che nascono e muoiono in me.”

“La Bellezza ha anche dei doveri dolorosi”